“Zona rossa” in città, colpo da 350 milioni al mese

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Milano combatte la seconda ondata. E dopo il coprifuoco non si esclude più nulla. Nemmeno che il cuore lombardo possa diventare «zona rossa». Poi, chissà. Con la Lombardia sulla prima linea della nuova emergenza Covid. «O riduciamo la gente che va a scuola o quella che va al lavoro. Se l’impennata di contagi continua, è possibile un lockdown», dice preoccupato il governatore Attilio Fontana. Se invece «con i provvedimenti che stiamo assumendo e che abbiamo assunto in questi giorni il contagio dovesse rallentare, non necessariamente fermarsi, ma rallentare, si potrebbe probabilmente evitare». Se, appunto. E sono ore decisive per capire proprio se la curva dei contagi sta invertendo la marcia dopo le ultime misure del governo. A ieri l’area di Milano contava 45.093 contagiati (+2.399), la metà solo in città 21.224 (+1.126). Anche il responsabile di Epidemiologia dell’Ats Giampiero Russo ha avanzato l’ipotesi di un lockdown a tempo determinato: «Magari un paio di settimane, proseguendo con altre chiusure a fisarmonica. Questo è inevitabile con un Rt arrivato a 2,35. Oggi Milano è come Lodi a inizio marzo».

Ma l’attesa fa tremare i polsi agli imprenditori, agli esercenti, al tessuto produttivo milanese che vale da solo il 10 per cento del Pil nazionale, quello della Lombardia il 22. «Se si ferma l’economia di Milano è un disastro», avverte il segretario generale di Confcommercio Milano, Marco Barbieri. «A settembre, dunque prima del coprifuoco, un’impresa su tre ha dichiarato di voler chiudere i battenti entro l’anno. Poi è arrivata la mazzata degli ultimi giorni. Figuriamoci una zona rossa. Sarebbe una soluzione drammatica, vorrebbe dire radere al suolo l’economia milanese e lombarda». Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza, bar e pub col coprifuoco perdono 31 milioni al mese, i ristoranti 10,4 milioni, i grandi centri commerciali perdono altri 13 milioni di euro al mese e le medie strutture ben 59 milioni di euro al mese: così, con le chiusure già in vigore se ne vanno in fumo 113 milioni di euro al mese. «Questo calcolo vale nella situazione di oggi. Con l’ultimo provvedimento regionale. E’ ovvio che se Milano diventasse zona rossa, con conseguente lockdown le perdite diventerebbero tre volte tanto». Soltanto dallo stop dei trasporti si calcola una perdita su Milano di 2 milioni al giorno, e ben 24 milioni di euro valore aggiunto persi a causa della mancata possibilità lavorare, di muoversi, di consumare. «Qua si parla di danni irreparabili, irreparabili. L’unica condizione – dice Barbieri – che potrebbe cercare fare sopravvivere le imprese sono contributi a fondo perduto che vadano a compensare le perdite per chiusure anticipate: ma servono indennizzi subito, non come col decreto rilancio o liquidità, che sono arrivati 2.500 euro sei mesi dopo. Le attività di ristorazione a settembre avevano riaperto tutte, con perdite del 50 per cento del fatturato, ma speravano di rialzarsi. Adesso di nuovo il baratro». Solo il 60 per cento degli alberghi a Milano ha riaperto e lo ha fatto con il 25-30% della clientela di prima e una perdita del fatturato del 75%. Rimangono fuori le stime non ancora elaborate dall’ufficio studi di Confindustria sui danni al tessuto produttivo se Milano dovesse spegnere i motori: basti pensare che ad aprile la produzione industriale in Lombardia era crollata del 40%. Dopo un mese di lockdown.



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