Vince la linea moderata: Forza Italia supera il 9%

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Piccoli ma significativi cambiamenti registra l’ultimo sondaggio commissionato a Ipsos e anticipato ieri dal Corriere della sera. Il centrodestra resta il soggetto politico più gradito dagli italiani. Superando con agio la soglia del 50 per cento. Questo nonostante il calo, modesto ma significativo, dei consensi del partito di Salvini.

La Lega, vale la pena ricordarlo, nell’estate del 2018 (quella che poi passò allo storia politica come «l’estate del Papeete») sfiorava il tetto del 40 per cento. L’anno seguente, secondo gli analisti, toccò il punto più basso con il 25 per cento. Dato che ovviamente era basso solo se confrontato con i numeri del 2018, restando il partito più apprezzato. A distanza di cinque mesi, però, quella tendenza alla discesa non si è fermata. E ora la Lega scende sotto il 24% fermandosi al 23,5.

Ma è anche la prima volta che il centrodestra nella sua interezza supera il 50 per cento (51,1). E valori di crescita si associano essenzialmente a Forza Italia. La grafica proposta dall’istituto di Nando Pagnoncelli dimostra che il consenso per gli azzurri è in costante aumento da luglio. E ora si attesta al 9,3%. (Fratelli d’Italia è al 16 e le altre liste del centrodestra portano un ulteriore 2,3%).

Questi numeri sembrano suggerire alcune chiavi di lettura. La prima è il successo personale del leader Silvio Berlusconi. Nella graduatoria sul gradimento dei leader, la crescita del fondatore di Forza Italia è costante e arriva adesso al 26 per cento. L’unico leader della coalizione a crescere nei consensi personali visto che i suoi colleghi Giorgia Meloni e Matteo Salvini passano rispettivamente dal 36 al 34 e dal 33 al 31.

Gli analisti politici suggeriscono una seconda chiave di lettura. Se è vero che la coalizione, soprattutto nel corso degli ultimi mesi, ha condiviso le stesse battaglia portando avanti (con le dovute differenze) gli stessi obiettivi, è altrettanto vero che il linguaggio e il modo in cui i soggetti politici si sono posti nei confronti dell’opinione pubblica e all’interno dell’agone politico e parlamentare è differente. Le battaglie sui ristori, sulla difesa delle partita Iva e dell’economia d’impresa, li hanno visti tutti sullo stesso fronte ma con «voci» modulate su toni diversi. «Di sicuro il merito è di Berlusconi – commenta Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia -. È stato infatti capace di individuare un percorso in piena sintonia con il pensiero degli italiani». «La drammaticità del momento – suggerisce lo stesso europarlamentare azzurro – ci costringe prima di tutto a occuparci del Paese, senza pensare a divisioni e ruoli. Se vedi qualcuno che affoga non gli chiedi che tessera ha. Lo salvi e basta. E il Paese in questo momento ha urgente bisogno di essere traghettato fuori dalla crisi sanitaria ed economica».

Sul tono misurato di Forza Italia Tajani avanza però una precisazione importante. «Tono e linguaggio misurato non vogliono sottintendere debolezza del messaggio – spiega -. Al contrario. Il nostro modo di porre i temi su cui incentrare il dibattito politico è caratterizzato dalla forza della politica e non dalla violenza delle voci».

Il populismo, insomma, sembra aver perso terreno e appeal. Il portavoce dei parlamentari azzurri Giorgio Mulè sottolinea proprio questo aspetto. «Berlusconi fa breccia proprio in un elettorato stanco del populismo grillino e dell’inefficacia di questo esecutivo» spiega l’azzurro che però guarda anche alla crescita della coalizione. Un dato importante che avrà nel futuro prossimo un peso politico sempre maggiore. «La pluralità del centrodestra – osserva – è un fattore di forza, in una coalizione. In una coalizione, beninteso, dove gli azzurri continuano a rappresentare i moderati, che non vuol dire supini, e i responsabili che di certo non vuol dire accondiscendenti».



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