“Una beffa i ristori del decreto Natale”. Commercianti e albergatori allo stremo

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C’è chi parla di «beffa», chi di «insopportabile confusione», l’hashtag #Contedimettiti è tornato tra le principali tendenze sui social. Tutti segnali di insofferenza verso il decreto legge sugli spostamenti di Natale, per il lockdown di fatto ma ancor di più nei suoi articoli 2 e 3 dedicati ai ristori delle attività costrette alla chiusura, giudicati insufficienti e in ritardo.

Ipotizzare ulteriori modifiche per via parlamentare prima delle feste, però, sembra una strada poco percorribile, perché il Parlamento è già in ritardo sui lavori della manovra. Qualche voce parla perciò di un inserimento del decreto proprio come emendamento alla manovra, per consentire qualche modifica in extremis. La presenza del premier, Giuseppe Conte, è stata richiesta in aula per domani.

Al momento, però, a prevalere sono le lamentele quasi disperate dell’opposizione e delle categorie produttive, mentre la maggioranza, col segretario dem Nicola Zingaretti in testa, è schierata in difesa delle ultime misure del governo.

Qualche critica arriva anche dalle Regioni di sinistra. «I toscani sono un po’ disorientati» osserva il presidente della Regione, Stefano Giani, dal momento che da oggi la Regione tornerà da arancione a gialla per poi entrare anche lei nell’alternanza di colori prevista per le feste. Garbate osservazioni anche dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini: «Penso che fosse importante decidere e si poteva decidere prima», anche se «gran parte delle scelte siano condivisibili».

Giorgia Meloni, leader di Fdi che pure ha dato segno di apprezzare alcuni provvedimenti della manovra, contesta il decreto sia nei modi in cui è stato annunciato da Conte («invece di scusarsi, dice con sfrontatezza che è stato fatto tutto in tempo e con coscienza») ma soprattutto per il capitolo ristori: «Per ora ci sono solo i soldi per bar e ristoranti (tutti gli altri sapranno qualcosa a gennaio), peraltro totalmente insufficienti. Perché fare riferimento al decreto Rilancio non vuol dire ristorare il 100% della perdita di fatturato». Sulla stessa linea la capogruppo dei senatori azzurri, Anna Maria Bernini, che approfondisce il concetto: «Il decreto sui ristori di Natale non compensa i danni del lockdown, perché i 645 milioni sono del tutto insufficienti e per di più arriveranno subito solo a undici codici Ateco, tra cui bar e ristoranti, ai quali vengono applicati i criteri del decreto Rilancio, con importi dunque molto più bassi di quelli previsti dal decreto Ristori. Dopo il danno, dunque, la beffa, ancora più grave per tutte le altre categorie che dovranno aspettare gennaio». Secondo il leghista ed ex ministro Roberto Calderoli il decreto addirittura «sospende la Costituzione», per i principi dell’inviolabilità del domicilio e del diritto dei cittadini di riunirsi pacificamente.

Ma sono le categorie economiche a sentirsi più colpite. «Ritardi e incertezze cancellano le imprese» è l’allarme di Confcommercio. Ancora: «L’obiettivo immediato deve essere la salvezza del sistema imprenditoriale con indennizzi mirati ed adeguati alle perdite. Moratorie ed esoneri fiscali. È urgente un vero coinvolgimento delle parti sociali nelle scelte». Una stima della Coldiretti fa i conti delle perdite enormi che dovrebbero essere ristorate: «L’addio al solo pranzo di Natale fuori casa che colpisce quasi 5 milioni di italiani è la punta dell’iceberg delle difficoltà provocate dalla chiusura forzata di bar, ristoranti e trattorie che realizzano quasi un quinto del fatturato durante le feste di fine anno».

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, oltre al danno, lamenta l’esclusione dai 645 milioni stanziati dai ristori e destinati essenzialmente a bar e ristoranti: «Il decreto dimentica completamente gli alberghi, che hanno subito danni ancora maggiori». In un anno normale, il calcolo, tra Natale e l’Epifania si sarebbero messi in viaggio più di 18 milioni di italiani, per un giro d’affari di circa 13 miliardi. Ristorare, e in fretta, non sarà facile.



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