Triggiani, Io, disordinaria verso la felicità

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MAURIZIA TRIGGIANI, IO, DISORDINARIA. STORIA DI UNA RINASCITA, FUORI DAI PRECONCETTI (De Agostini, pp.192, 15.90 euro) – Liberarsi dalle catene dell’infelicità per provare a spiccare il volo, rispettando i propri desideri e avendo la forza di rimescolare le carte, davanti a se stessa e agli altri. E’ un obiettivo programmatico di felicità quello che Maurizia Triggiani racconta nel suo “Io, disordinaria”, edito da De Agostini e in libreria dal 27 ottobre. Anima di @disordinaryfamily (la grande comunità con i racconti “di famiglia” creata con il marito Marco e i due figli su Facebook e Instagram), Triggiani dopo tante narrazioni “collettive” questa volta si concentra su di sé, sulla sua vita “prima” e su quella attuale, con tutto quello che c’è nel mezzo: l’idea come sempre è quella di condividere con gli altri la propria esperienza, per stabilire un confronto e provare a crescere.
    “Sono dovuta maturare, ho dovuto avere una storia da raccontare e, soprattutto, prima di riuscire a scrivere qualcosa che non sembrasse senza capo né coda, ho dovuto capire che la condivisione è una forma di amore per il prossimo, perché se vi racconto qualcosa di mio, forse voi ne traete qualcosa di vostro e viceversa”, scrive l’autrice.
    Il racconto parte da lontano, con una bambina nata la notte di Capodanno che fin dall’infanzia ha mostrato la propensione alla “libertà”. E in effetti questo libro narra proprio la conquista della libertà, ossia la sofferta decisione di abbandonare il rassicurante (e per alcuni deleterio) tunnel delle scelte obbligate definite “giuste”, in favore di una strada più rischiosa ma necessaria per la realizzazione dei propri desideri. “Forma fisica, ordine e progettualità sono stati il mantra sul cui sottofondo ho imparato a marciare. In pratica sono stata una secchiona per vent’anni: dalla taglia 50 alla 40, dai rotoli all’addominale scolpito, dalla laurea alla Bocconi a ventitré anni al tempo indeterminato, dal matrimonio col fidanzato di sempre al figlio prima dei trenta”, si racconta.
    Tutto giusto, tutto prestabilito: poi, è arrivata la rivoluzione, iniziata guardando in profondità dentro se stessa, senza nessuno sconto. A scatenarla l’incontro con Marco, il suo attuale marito e padre della seconda figlia, ma la miccia della ribellione a una vita (familiare e professionale) non più appagante si era già accesa. Comprendendo che non esistono scelte universalmente corrette ma solo un impegno di lealtà verso il proprio modo di essere, l’autrice ha lasciato il posto fisso per mettersi in proprio, diventando imprenditrice, ha messo fine a un matrimonio sbagliato sposando l’amore della sua vita ed è ripartita più libera e appassionata.
    Nel libro quello che emerge è la sincerità, nella voglia non di ergersi a esempio da seguire, ma di raccontare il proprio percorso, tra alti e bassi, paure, salti nel vuoto e grandi soddisfazioni. Di certo al lettore non sfuggirà il messaggio sul quale l’autrice ha costruito non solo il libro, ma quella “svolta” che ha modificato il suo destino: “Sembra una cosa brutta, ma la verità è che non esistono alternative alla ricerca della felicità”. Una felicità che ognuno di noi si merita e ha il diritto di provare a raggiungere. E aggiunge: “Io ho cambiato tutto quello che potevo cambiare, ho accettato quello che non si poteva cambiare e ho imparato a distinguere una cosa dall’altra: alla fine in questa preghiera meravigliosa è racchiuso il senso della vita”. 


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