Sul coprifuoco è impasse nel governo. E il Dpcm adesso slitta a martedì

Attuare le stesse misure restrittive in tutta Italia oppure tarare la potenza di fuoco dei provvedimenti in base all’indice di rischio delle diverse aree del Paese. È questo il dubbio che assilla Giuseppe Conte a poche ore dalla firma del nuovo Dpcm, resosi necessario a causa del continuo aumento dei casi provocati da una seconda ondata più contagiosa del previsto. La fumata bianca, inizialmente prevista per lunedì sera, dovrebbe slittare a martedì.

I nodi da sciogliere

Il premier e i ministri sono al lavoro per chiudere il pacchetto il più in fretta possibile ma ci sono due ostacoli non da poco che, con ogni probabilità, faranno slittare la firma del Dpcm di 24 ore rispetto a quanto ipotizzato. Intanto bisognerà considerare i tempi del dibattito in Parlamento, con la discussione al senato e voto annesso sulle comunicazioni del premier che inizierà alle 17 per poi finire in tarda serata. Dopo di che sarà necessario tener conto della delicatezza di una trattativa complessa, che dovrà metter d’accordo tutte le parti coinvolti.

In particolare, il governo dovrà gestire le richieste delle Regioni. Molti governatori, infatti, stanno portando avanti un estenuante braccio di ferro con l’esecutivo su quale dovrà essere l’autorità che si assumerà la responsabilità di prendere decisioni impopolari, tra cui chiusure e serrate locali. Gli amministratori regionali sono preoccupati e non vorrebbero accollarsi tutto l’onere di decretare le grandi città zone rosse o chiudere le scuole passando alla didattica a distanza.

Misure nazionali e locali

L’esecutivo, al contrario, spinge affinché siano i governatori a decidere dove e come attuare eventuali lockdown a livello locale, sulla base dell’indice Rt dei rispettivi territori. Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali, nonché capodelegazione Pd al governo, ha dichiarato a Che Tempo che fa, su Rai 3, che è sul tavolo l’ipotesi di un meccanismo differenziato. Potrebbero infatti scattare “misure più forti nelle regioni che hanno un indice Rt superiore a 1,5“.

Stando alle ultime discrezioni, si dovrebbe andare verso il coprifuoco alle 18 in tutta Italia. Come ha sottolineato il Corsera, serrande abbassate e persone chiuse in casa, ad eccezione di chi è fuori per lavoro, salute o altre necessità da comprovare con l’apposita autocertificazione.

Conte è tuttavia dubbioso. Non vorrebbe una norma valida in tutto il territorio nazionale, ma preferirebbe calibrare le restrizioni in relazione ai diversi indici di rischio locali. In ogni caso è altamente probabile che il governo partorisca un “decreto cornice” con alcune norme nazionali, tra cui la sospensione della mobilità tra regioni, la chiusura dei centri commerciali almeno nei fine settimana e lo stop ai corner giochi in bar e tabaccherie. Dopo di che i governatori avranno la facoltà di inasprire le misure in caso di impellenza.

Governo al palo

Quelle appena citate sono soltanto ipotesi. La decisione vera e propria dovrà arrivare, come detto, soltanto dopo aver trovato la quadratura del cerchio con le regioni e con le varie anime della maggioranza. Certo è che, quando sembrava tutto pronto per firmare il nuovo Dpcm già domani, il Conte, è stato costretto a tirare bruscamente il freno a mano.

Le Regioni chiedono restrizioni uniformi per tutto il territorio nazionale, cioè l’esatto contrario di quello che il governo, o almeno il presidente del Consiglio, aveva in mente con chiusure mirate sulla base delle indicazioni del Cts, a cui è stato chiesto di individuare le situazioni più critiche sui vari territori.

Non solo, perché durante il vertice mattutino con i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, dai governatori sono arrivate altre proposte ancora più stringenti di quelle avanzate dall’esecutivo, come misure restrittive per gli over 70 e il coprifuoco, o meglio la chiusura anticipata alle 18 di tutte le attività produttive. La situazione, dunque, è delicata e gli equilibri in questa fase così particolare sembrano appesi a un filo. Ma i tempi stringono e la curva epidemiologica resta sempre puntata verso l’alto.



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