Stop in Lombardia e in Piemonte. Nel governo è lite

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Per l’ennesimo Dpcm, Giuseppe Conte decide finalmente – e suo malgrado – di coinvolgere le Camere. Una scelta molto formale e per nulla sostanziale, se ancora a sera la maggioranza è divisa sulle misure da prendere. Si discute sull’ora del «coprifuoco» nazionale, ci si divide sulla classificazioni delle Regioni (due o tre categoria) e si dibatte su come regolamentare il divieto di movimento tra le diverse Regioni. Tutti d’accordo, invece, sulla necessità di procedere con interventi mirati per territorio, con il Dpcm atteso già per questa sera (al più tardi domani) che introdurrà la possibilità per il ministero della Salute di emanare ordinanze specifiche di chiusura «per ragioni sanitarie». E sia al dicastero guidato da Roberto Speranza che a Palazzo Chigi danno sostanzialmente per scontato che le prime due regioni che finiranno in lockdown totale sono Lombardia e Piemonte. Ovviamente d’intesa con i rispettivi governatori. Quello lombardo, Attilio Fontana, sembra essere moderatamente favorevole, ma – dicono i ministri del Pd – «ha il problema di superare lo scetticismo di Matteo Salvini». Quello piemontese, Alberto Cirio, avrebbe invece dato il suo nulla osta. Per queste due regioni, si prevede quindi – di qui a 48 ore – uno scenario simile a quello di marzo: scuole e negozi chiusi e autocertificazione per uscire di casa. Unica differenza, resteranno aperte le industrie. Misure, dunque, estremamente restrittive, che potrebbero nei giorni a venire – a seconda di come si muoverà la curva dei contagi – riguardare anche la Calabria.

Insomma, è vero che Conte si è presentato prima alla Camera e poi al Senato per riferire sul Dpcm in arrivo ad horas. Ma non ci sono dubbi sul fatto che mentre parlava davanti a deputati e senatori ancora non aveva affatto chiara la strada da intraprendere. Ancora ieri sera, infatti, si discuteva di quale fosse l’orario da indicare per il «coprifuoco» nazionale. Il Pd ha inizialmente spinto per le 18, poi Dario Franceschini – capo delegazione dem al governo – si è allungato fino alle 20. Ma Conte, spalleggiato per l’occasione dai renziani di Italia Viva, ha continuato a teorizzare le 22. A sera l’impressione è che si vada verso una soluzione di compromesso che potrebbe fissare il «coprifuoco» alle 21. Una discussione tanto lunga quanto inutile, visto che con bar, ristoranti e luoghi di aggregazione che già chiudono alle 18 non si capisce quale sia la differenza tra le 20, le 21 o le 22. Ma tant’è.

Si discute anche e soprattutto sulla classificazione delle regioni. Conte insiste su tre gruppi – rosso, arancione e bianco a seconda della situazione – mentre per il Pd sarebbero meglio due soli raggruppamenti, soprattutto per evitare il rischio di ingenerare confusione con tre diverse regolamentazioni territoriali. Sicuramente tra le zone attenzionate – e cioè che vanno verso il rosso – ci sono la Liguria, la provincia di Bolzano e, come detto, la Calabria. Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Campania sono invece un gradino sotto, anche se la classificazione finale dipenderà molto dall’unità di misura che alla fine sceglierà il governo (due o tre gruppi).

Infine, per complicare ancora di più il quadro, il braccio di ferro si è spostato anche sui movimenti tra regioni. Conte sarebbe favorevole a permetterli tra territori omogenei, il Pd è ancora una volta di altro parere. Sia Speranza che il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia sono infatti favorevoli ad una soluzione più stringente, chiudendo ai movimenti da regione a regione a meno di comprovate esigenze di lavoro, salute, studio o necessità.

Ecco, è in questo quadro – ancora confuso e niente affatto definito – che Conte ieri si è presentato alle Camere per illustrare i provvedimenti del governo. Il bon ton istituzionale è salvo. Ma per la sostanza c’è da aspettare, come da prassi, la solita conferenza stampa pre Dpcm.



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