Se i prof straparlano di tutto

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Ci mancava solo l’appello dei professori universitari a Conte e a Mattarella – ignoravamo che quest’ultimo disponesse di potere esecutivo – a invocare in buona sostanza il lockdown totale. Ora noi non vogliamo discutere la bontà o meno della proposta, quanto quale legittimità i miei colleghi abbiano di pretendere che il governo segua la loro linea. Ma come, sono cento e sono pure «scienziati», gridano il volgo e i furbacchioni. Peccato che se si scorrono i nomi dei firmatari, si leggono sì quelli di scienziati ma di discipline che nulla hanno a che vedere con medicina, virologia, epidemiologia, infettivologia e via dicendo. Ci sono fisici, geologi astronomi, persino economisti e giuristi, che saranno anche geni nei loro campi ma che non possono fregiarsi di parlare a nome della scienza. Hanno la stessa legittimità che ho io, in quanto storico, di contestare la bontà del lockdown.

Parliamo, loro ed io, da cittadini; non si fregino sotto il mantello protettivo della «scienza». Vogliono partecipare alla elaborazione delle leggi del Paese? Si candidino (l’area prevalente è quella della sinistra, tanto per cambiare), se saranno eletti potranno presentare, da «scienziati», bellissimi progetti di legge. Ma basta con i Soloni e con l’idea del governo dei Migliori, che poi, diversamente da quelli platonici, tanto migliori spesso non sono. E poi. Di scienziati, questa volta davvero sulla carta «esperti» di virus, il governo ne ha a disposizione a iosa da mesi, nel Cts e fuori dal Cts. Ebbene, visto come siamo messi, non pare che questi esperti abbiano escogitato soluzioni migliori di quelle dei nostri avi nel medioevo, cioè chiudere in casa le persone: come ha ammesso uno di loro, siamo come nel XV secolo. E se questa è la scienza degli esperti, figuriamoci quella degli astronomi e degli economisti in tema di lotta alla pandemia.

E infine, i manifesti-appelli degli intellettuali nella storia non sono mai serviti a nulla, e spesso sono stati anche obbrobriosi (basti pensare al Manifesto contro il commissario Calabresi). Non sono serviti, specifichiamo, per combattere il problema denunciato dal manifesto, sono però stati spesso utili per il narcisismo dei firmatari, che forse per la loro prima e unica volta nella vita hanno visto pubblicato il nome su un giornale, e anche magari per farsi notare, in vista di un’ennesima task force. Se la situazione è drammatica, si dovrebbe preferire il silenzio: non maldestri tentativi di dittatura illuminata della «scienza».



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