Se i buonisti ancora negano il legame migranti-terroristi

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Era sbarcato il 20 settembre scorso a Lampedusa, il tunisino Brahim Aoussaoui, prima di farsi fotosegnalare a Bari lo scorso 9 ottobre, per poi dileguarsi e riapparire, armato, a Nizza, dove ha fatto irruzione nella cattedrale ammazzando tre persone. Migrante e terrorista, la prova che non tutti gli strali sollevati da Salvini&co siano derubricabili a «populismo». Eppure negli ultimi anni in tanti si sono esercitati nella negazione dell’equazione migranti-terroristi, scambiando l’ovvio – ossia che non tutti si mettono in mare per portare il jihadismo in Europa – con la negazione assoluta che il pericolo, invece, possa viaggiare anche sui barconi della speranza. Un elenco lunghissimo che conta personalità istituzionali, politici, alti prelati, magistrati.

All’indomani del precedente attentato di Nizza, a luglio 2016, quando un tir guidato dal tunisino Mohamed Lahouaiej-Bouhlel travolse la folla sul lungomare uccidendo 86 persone, il vescovo di Ventimiglia Antonio Suetta precisò subito che «nessun nesso esiste tra la situazione dei migranti che affollano il confine italo-francese e questo terrore». Pochi mesi dopo fu l’ex procuratore capo di Torino, Armando Spataro, a dire di aver sentito «parlare di terroristi che arrivano con i barconi» e di volersi ribellare «a questa paura diffusa, che porta a puntare il dito contro chi soffre». Anche l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, che pure non ha lesinato negli anni numerosi inviti a tenere gli occhi aperti sugli sbarchi, a gennaio 2017 spiegò che «l’equazione tra immigrazione e terrorismo è sbagliata e inaccettabile».

Sempre nel 2017 l’allora segretario generale della Cei Nunzio Galantino rivelò che è sbagliato «associare i migranti ai terroristi, quando sappiamo bene che i terroristi non arrivano sui barconi perché, purtroppo, hanno ben altri mezzi». Lo pensava, già nel febbraio 2015, anche l’allora premier Matteo Renzi, chiarendo sena dubbi che i terroristi «non arrivano sulle zattere» perché «sono europei». E lo ribadiva nel 2017 l’allora sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, spiegando ad aprile che «non c’è alcuna sovrapposizione tra il terrorismo e il fenomeno della migrazione».

Anche l’ex presidente del Senato Pietro Grasso ad agosto 2017 smentì le voci sulla possibile appartenenza a cellule islamiche di immigrati sbarcati in Sicilia, spiegando che «non si può creare un fenomeno su una ipotesi», per poi essere ancora più categorico a novembre: «Il dato di fatto è che quasi tutti i terroristi che hanno agito in Paesi europei erano cittadini francesi o belgi, non erano affatto arrivati insieme a migranti e rifugiati. L’ho detto molte volte: questa infondata connessione ha l’unica conseguenza di alimentare la paura e creare tensioni nel tessuto sociale». Nessuna «evidenza di terroristi che entrano nel nostro Paese con i migranti» anche secondo il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho (giugno 2018) e pure l’ex premier Paolo Gentiloni, due mesi dopo, mise in guardia dalle generalizzazioni, in particolare contro i tunisini: se dici, spiegò, che «sono tutti dei potenziali terroristi, dimostri di non conoscere il Mediterraneo, la sua storia, ti attiri dei guai». Tutti di certo no, qualcuno a quanto pare sì. E un anno dopo, aprile 2019, il senatore Pd Edoardo Patriarca andava all’attacco di Salvini per le sue politiche sull’immigrazione da ministro dell’Interno, criticando il leader leghista perché «teorizza l’arrivo dei terroristi senza avere uno straccio di prova».



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