Scuole chiuse, ora è guerra. La Azzolina boccia la scelta della Lombardia

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Non c’è dubbio: è davvero una gara al ribasso. Tra chi cerca di strapparsi, reciprocamente, lo scettro del più incompetente. Sul podio dei «vincitori», nelle ultime ore, sono saliti in tre, anzi in quattro: il ministro Azzolina; il governatore lombardo, Fontana; il suo collega campano, De Luca; il sindaco di Milano, Sala. Considerato che sul podio i posti disponibili sono solo tre, uno tra questi dovrà rinunciare all’ambita medaglia dell’incapacità. Ma è davvero arduo decidere il «campione» istituzionale da escludere.

Non certo la ministra dell’Istruzione («per mancanza di prove», puntualizzerebbe Dagospia), Lucia Azzolina, che ha inviato da una lettera di fuoco in stretto stile ministeriale-burocratese al governatore Fontana invitandolo – anzi, intimandogli – di «trovare soluzioni alternative e di concerto alla didattica a distanza (Dad)».

Non certo il governatore Fontana che è riuscito a firmare un’ordinanza che chiude le scuole superiori senza neppure essersi premurato di interpellare chi, tra appena 48 ore, la già tristemente nota Dad dovrà gestirla senza però avere la minima idea di come farlo.

Non certo il sindaco di Milano Sala che ha ammesso candidamente che sì, lui «della chiusura delle scuole in città aveva discusso con Fontana»; peccato poi che «questa cosa» gli sia «scappata».

Non certo il governatore campano De Luca che, nel giro di tre giorni, ha impugnato e riposto più volte il «lanciafiamme», prima chiudendo «tutte le scuole», poi riaprendo «solo nidi e materne» e infine richiudendo pure queste, salvo «ripensarci alla luce dell’evoluzione del quadro epidemiologico». In attesa dei dati, don Vincenzo lo «sceriffo» ha trovato pure il tempo di occuparsi di altre vicende (comunque legate, a suo dire, all’«emergenza Covid») come quelle della mancata trasferita del Napoli a Torino per la partita contro la Juve e della positività di Ronaldo.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla missiva vergata dalla Azzolina, destinatario il presidente della Regione Lombardia. «Il Dpcm del 18 ottobre 2020 – scrive la ministra pentastellata – ha previsto indicazioni molto chiare per la gestione delle misure da adottare con riferimento alle istituzioni scolastiche, prevedendo in primo luogo la prosecuzione, in ogni caso, in presenza, delle attività didattiche ed educative della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione. In una fase così complessa per la Nazione, desidero invitarla a lavorare insieme a tutte le istituzioni coinvolte, per trovare soluzioni differenti da quella adottata, nel rispetto del diritto alla salute dei cittadini e del diritto allo studio dei nostri studenti e delle nostre studentesse». Insomma, la Azzolina fa l’offesa. Ma offeso si mostra pure Fontana, replicando attapirato: «Visti e considerati i dati relativi alla curva epidemiologica della Lombardia, correlati alla situazione del sistema del trasporto pubblico locale, con particolare riferimento ai giovani che frequentano le scuole secondarie, ribadiamo essere necessarie decisioni stringenti. Fermo restando che se il ministro reputa eccessivi e non idonei i nostri provvedimenti può impugnarli». Ma scaricare il governatore e a sostenere (un tantino strumentalmente?) la linea Azzolina ci sono anche i sindaci lombardi di fede governativa, a cominciare da quello di Milano, Sala (lo stesso cui «questa cosa è scappata…»): «Bisogna alternare presenza in aula e didattica a distanza in tutti i gradi d’istruzione. Siamo contrari alla sola didattica a distanza per le scuole superiori e ci opporremo». Stessa posizione («ufficializzata» su Facebook) per il suo collega di Bergamo, il piddino Giorgio Gori: «Con l’ordinanza emanata dal Pirellone si prevede che le lezioni per le scuole superiori siano svolte totalmente a distanza. In realtà questo provvedimento non è stato concordato con i sindaci. C’è stato forse un malinteso».

Ricapitolando: a Sala è «scappata» più di qualcosa; Gori è stato vittima di un «malinteso»; e per l’altro piddino Emilio Del Bono (primo cittadino di Brescia) di cosa si è trattato? Risposta secca: «Scelta non concordata». Deluso infine pure il sindaco di Mantova, Mattia Palazzi (del Pd, ovviamente): «È sbagliato imporre la didattica a distanza, a maggior ragione oggi che il governo ha stanziato 360 milioni di euro in più per il trasporto scolastico».

Notare la raffinatezza del verbo «stanziare»: non proprio un sinonimo di investire.



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