“Sauditi finanziano l’Isis”. Ma ora Di Stefano vola a Riad

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Il sottosegretario del ministero degli Esteri Manlio Di Stefano, come rilanciato pure da vari media sauditi, si trova a Riad per il Middle East Green Initiative Summit. Un’iniziativa istituzionale che ha per protagonista una buona parte dei colleghi internazionali del pentastellato. Peccato che il grillino, in altre occasioni, abbia attaccato l’atteggiamento di altri esponenti politici nei confronti dello Stato arabo dell’Asia occidentale, arrivando persino a parlare di finanziamenti all’Isis.

Più in generale, sembra essere cambiato l’atteggiamento del parlamentare del MoVimento 5 Stelle verso l’Arabia Saudita. In una circostanza, Di Stefano aveva invitato a contrastare la sharia, che vige in quella nazione, per mezzo di battaglie politiche e non per via di querelle relative a contese sportive, come la finale di Supercoppa italiana che era stata organizzata da quelle parti di mondo. “Se ve ne siete accorti solo adesso (nonostante la sede della Supercoppa fosse decisa da mesi), meglio tardi che mai, ma siete arrivati nella battaglia più stupida, quella su una partita di calcio organizzata da un’associazione privata come la Lega serie A che non ha, quindi e per fortuna, nessun mandato politico”, aveva scritto l’esponente grillino nel gennaio del 2019, così come ripercorso dall’Huffington Post.

Poi la parte più politica della presa di posizione: ” Volete contrastare la sharia in quanto ordinamento statuale religioso e quindi illiberale? Allora – aveva aggiunto il parlamentare del MoVimento 5 Stelle iniziatelo a fare con la politica e non con lo sport, altrimenti starete facendo inutile e ipocrita polemica in stile boldriniano che non serve a nessuno”. Insomma, se la politica avesse davvero voluto prendere le distanze dall’Arabia Saudita avrebbe dovuto farlo con scelte macroscopiche e non criticando l’organizzazione di una contesa sportiva. Di Stefano, insomma, era un critico del regime di Riad. Tornando indietro nel tempo, è possibile approfondire meglio quale fosse il pensiero dell’attuale sottosegretario degli Esteri sull’Arabia Saudita.

Nel 2016, su Facebook, riferendosi ai sauditi, Di Stefano annotava quanto segue: “Per raggiungere questo scopo sono disposti a tutto incluso finanziare direttamente l’ISIS (insieme agli altri paesi del Golfo) e sedare nel sangue qualsiasi idea di rivolta interna al paese (mai forte come oggi). Insomma – aggiungeva – , un vero stato canaglia i cui interessi vanno bel oltre la religione, la stessa morte dello sceicco Nimr al-Nimr, infatti, si era resa necessaria per via della sua influenza sulla minoranza sciita nella provincia del Qatif, affacciata sul Golfo Persico, ricca di riserve petrolifere (500 mila barili al giorno dal 2004) e vicina al Bahrei…”. L’Isis, insomma, chiamato in causa in una disamina geopolitica presentata da un politico che avrebbe poi ricoperto importanti cariche istituzionali.

Sulla geopolitica, sin da quando è stato eletto, Di Stefano si è distinto per essere un fermo sostenitore dell’autodeterminazione dei popoli. Concetto che valeva e vale pure per il Venezuela, Paese in cui Di Stefano si è recato in visita a Caracas, insieme ad altri colleghi di partito, nel 2017. E quel Paese sudamericano oggi è al centro del caso sul presunto finanziamento che, per l’ex vertice degli 007 di Hugo Chavez, sarebbe stato ricevuto proprio dal MoVimento. Si tratterebbe di 3.5 milioni di euro, come ripercorso più volte dalle pagine de Il Giornale.

Sull’Arabia Saudita e Riad, poi, c’è un’altra vicenda che riguarda Di Stefano. Un episodio su cui diventa utile porre un accento. Durante la crisi del governo gilallorosso, il pentastellato se n’è uscito così: “Revocata la vendita di 12.700 bombe all’Arabia Saudita autorizzate nel 2016 da Renzi. Un altro ‘affare non corrente’ che si voleva bloccare? Da pacifista prima ancora che da Sottosegretario di Stato – aveva rimarcato, come raccontato dalla fonte sopra citata – sono estremamente felice del percorso fatto, insieme alla società civile e al Parlamento, per bloccare una vergogna lasciataci in eredità da Matteo Renzi ai tempi del suo mandato da Premier, la maxi commessa da oltre 20.000 bombe all’Arabia Saudita nel 2016, proprio nel momento peggiore della guerra in Yemen”.

Un tentativo di staffilata diretta al leader d’Italia Viva, che nel frattempo era sul procinto di far cadere il Conte bis, che è finito male. La presa di posizione di Di Stefano, infatti, venne tuttavia smentita, peraltro dalla Farnesina, che era già presieduta da Luigi Di Maio che di Di Stefano – com’è noto – è un collega di partito. Il ministero degli Esteri spiegò come quelle operazioni non fossero riconducibili al governo presieduto da Matteo Renzi, ma ad esecutivi precedenti.


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