Sala e i sindaci “distratti” dalle loro ragioni di bottega

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Che la scuola e quindi i nostri ragazzi fossero l’ultimo dei pensieri di chi ci governa, lo si sapeva da tempo. E non serviva il flagello del Covid-19 per far venire a galla una verità così amara. «Questa cosa ci è scappata» ha detto ieri mattina il sindaco Giuseppe Sala nel quotidiano discorso alla nazione, che nel suo caso è la città di Milano. E la «cosa» scappata è una cosuccia da niente: proprio la scuola. Uno che di menti umane se ne intendeva come Sigmund Freud, parlava di lapsus. Quelle cose fatte o dette involontariamente, ma che rivelano il vero pensiero solitamente nascosto da usi, costumi e soprattutto convenienze. In questo caso politiche. E così appare meravigliosamente rivelatrice l’uscita di ieri mattina fatta sui quei social che ultimamente Sala ha preso a frequentare con assiduità perché il maggior numero di persone possa goderne. E ieri il messaggio era ancor più interessante, perché diramato facendosi anche portatore del pensiero di tanti sindaci e amministratori accodati alla sua bella iniziativa.
Il fatto dunque. A partire dal bersaglio della polemica: ancora il governatore della Lombardia Attilio Fontana che, dopo aver ascoltato la richiesta dei sindaci di ulteriori «misure restrittive» per combattere il furioso dilagare del virus nelle città a partire dalla ormai martoriata Milano, ha la colpa di aver loro comunicato durante un vertice l’organizzazione della didattica a distanza nelle scuole superiori. In parole più chiare di collegare gli alunni da casa durante le lezioni, evitando così gli assembramenti nei plessi scolastici e soprattutto le ammucchiate in quei mezzi pubblici che proprio i sindaci non erano stati in grado di adeguare alle nuove esigenze di un picco del contagio che si sta paurosamente impennando. Nessuna contestazione dei primi cittadini e dunque la decisione di Fontana di procedere. Tutto a posto? Nemmeno per sogno, in questa Babele che sta diventando il nostro disgraziato Paese. «Siamo totalmente contrari, e lo voglio dire con chiarezza, alla sola didattica a distanza per le superiori. Ci opporremo», ha tuonato ieri di buon mattino Sala anche sulle frequenze radio di Rtl 102.5. Eppure, la più ovvia delle obiezioni, l’ordinanza era stata condivisa con i sindaci. «L’ordinanza – spiega Sala – è uscita un po’ in velocità. Noi sindaci l’abbiamo vista, ma eravamo concentrati sul tema del cosiddetto coprifuoco. Questa cosa ci è scappata e ora che ce ne siamo accorti, ci stiamo opponendo tutti».
Ecco. Mentre si parlava di scuola non il sindaco, ma tutti i sindaci delle città capoluogo della Lombardia erano distratti. Pensavano ad altro, come scolari negligenti da mettere dietro la lavagna. Farebbe ridere se non ci fosse da piangere, pensando alla considerazione che si ha della scuola nei tavoli istituzionali. E, del resto, il gap di produttività che allontana sempre di più la nostra economia e quindi il nostro Paese dalle locomotive d’Europa Francia e Germania, ma anche dalle terre più a nord, è evidentemente l’arretratezza in cui si dibatte la nostra istruzione di base. Un prezzo salato che continuiamo a far pagare ai nostri giovani e un problema ben chiaro da tempo, ma per il quale ben poco si sta facendo. E, del resto, senza rischiare di essere bollati come nostalgici, è fin troppo facile far notare che in altri tempi la riforma della scuola e quindi il futuro dei nostri figli era affidato a Giovanni Gentile, uno dei più grandi filosofi non solo italiani, ma dell’umanità intera, mentre adesso diamo il dicastero che pomposamente definiamo dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca alla cinquestelle Lucia Azzolina. Un ministro che passerà alla storia soltanto per aver immaginato di appoggiare dei banchi sulle rotelle. Rendendo la aule il divertente luna park di un paese che diventa sempre più dei balocchi.



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