Risoluzione del centrodestra pronta: “Perché non firmare per il Mes”

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Il centrodestra ha già pronta la risoluzione da presentare alle camere nel corso della discussione sul Mes in previsione per la giornata di domani, mercoledì 9 dicembre. Un documento al momento composto da 15 pagine, nel quale la Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia chiedono a Conte di non firmare a nome del nostro Paese “i termini dell’accordo sulla ratifica della riforma del Mes raggiunti il 30 novembre dall’Eurogruppo, proponendo di mettere le risorse del Mes nella disponibilità della Commissione europea”.

Questa in sostanza la posizione delle opposizioni, in un testo lungo ed articolato nel quale come riferisce AdnKronos, vengono toccate anche altre tematiche, a partire dalle “questioni ambientali”, fino ad arrivare alle“questioni sanitarie” ed a “relazioni esterne e sicurezza interna”.

Per quanto riguarda la gestione delle risorse del Mes, il centrodestra chiede che essa venga effettuata “secondo gli indirizzi del Parlamento Europeo per misure di sostegno delle filiere economiche maggiormente colpite dalla crisi da Covid 19 e per finanziare investimenti specifici in ambito sanitario”. Tra gli interessi portati avanti dall’opposizione, rientra anche la richiesta di “espungere dal Trattato qualsiasi riferimento alle regole di austerità del Fiscal compact quale precondizione per l’accesso alle linee di credito del fondo”. Lo spauracchio della “austerity”, specie in un momento così buio per l’emergenza sanitaria e la crisi economica causata dalle limitazioni imposte dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, resta quindi un aspetto di primaria importanza da contrastare. Il centrodestra contesta anche le“modifiche oggetto di approvazione” introdotte dopo “l’Eurogruppo del 13 giugno 2019”. E tutto questo perchè esse introducono una serie di “criticità che l’attuale crisi pandemica ha messo in ulteriore evidenza”. Tra le criticità di cui parlano le opposizioni si fa riferimento per la precisione alla “revisione dei criteri di concessione dei prestiti del Mes agli Stati in difficoltà, all’impiego del Mes come meccanismo di sostegno del fondo di risoluzione unico, ed alla revisione della governance del fondo”.

Oltre a ciò, si legge ancora nel documento congiunto, la “linea di credito a condizionalità rafforzata”, ovvero proprio quella che spetterebbe al nostro Paese, “subordina la concessione del credito all’adozione di un programma di riforma (memorandum of understanding) e prevede la possibilità di una procedura che contempli il cosiddetto ‘private sector involvement'”, oltre che “una ristrutturazione del debito tramite riduzione del valore nominale o rimodulazione delle scadenze dei nostri titoli di Stato”. Una situazione che sarebbe disastrosa per i risparmi dei contribuenti, spiega ancora il testo, perchè metterebbe a grande rischio “la stabilità stessa del nostro sistema economico e finanziario con conseguenze gravissime per i risparmi degli italiani”.



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