Resistenza: è morto il comandante ‘Diavolo’

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(ANSA) – BOLOGNA, 25 OTT – E’ morto ieri sera a Correggio
(Reggio Emilia) Germano Nicolini, comandante partigiano, uno dei
protagonisti della Resistenza in Emilia, noto con il nome di
battaglia di ‘Diavolo’. Avrebbe compiuto 101 anni il prossimo
novembre.
    Dopo la guerra fu accusato dell’omicidio di don Umberto
Pessina e solo negli anni Novanta fu completamente scagionato
dalla riapertura del processo.
    Germano Nicolini era nato il 26 novembre 1919. Catturato a
Roma dai tedeschi, fuggì dalla prigionia ed entrò nel
battaglione Sap della brigata Fratelli Manfredi di cui diventò
comandante.
    Nel Dopoguerra divenne sindaco di Correggio (Comune che aveva
liberato) ma venne arrestato nel ’47, accusato per l’omicidio di
don Umberto Pessina e poi condannato a 22 anni. Uscì dal carcere
per un indulto e nel 1994 emerse chi era il vero assassino:
William Gaiti (oggi morto) il quale confessò dopo che la lettera
al Resto del Carlino ‘Chi sa parli’ del compianto comandante
partigiano ed ex deputato Otello Montanari aprì uno squarcio sul
cosiddetto ‘triangolo della morte’, dove numerosi uomini di
chiesa vennero uccisi da partigiani comunisti. Così Diavolo e
altri due partigiani, Antonio Prodi, detto Negus, ed Ello
Ferretti, Fanfulla, furono scagionati e infine assolti nel
processo di revisione celebrato a Perugia.
    “Perdonarli? Non si può usare la parola perdono. Ero un
bersaglio facile, un giovane sindaco di paese. Hanno colpito me
perché si faticava ad accettare che si parlasse di
riconciliazione”, raccontava pochi mesi fa Diavolo, interpellato
sul fatto che i vertici del Pci di allora sapessero chi fosse il
vero autore del delitto.
    Il 25 aprile scorso, in una lunga intervista rilasciata
all’ANSA, ‘Al Dievel’ parlò anche dell’emergenza Covid.
    “L’importante – fu il suo messaggio – è che, anche da una
tragica vicenda come questa, impariamo a migliorarci, come
persone, come comunità e come nazioni. La democrazia non è una
conquista certa per sempre, va coltivata e devono esserne
sostenuti i principi, giorno dopo giorno, non solo negli
enunciati ma anche e soprattutto nei comportamenti e nel
rispetto di quei valori che ci hanno consentito di conquistarla
75 anni fa”. (ANSA).
   


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