Renzi scalpita a Palazzo e i giudici si attivano: chiesto processo per papà

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Visto il momento, non soltanto sanitario, ma anche politico che stiamo attraversando, non c’è nulla di cui stare allegri. Considerando anche il fatto che non appena qualche politico osa minacciare il governo, puntualmente si sveglia la magistratura dal suo torpore.

Inchieste dormienti da mesi o anni, tornano alla ribalta. È quello che sta accadendo a Matteo Renzi tentato di togliere la stampella a Conte e Di Maio. Oltre alle grane sull’inchiesta Open di qualche settimana fa, arriva un altro avvertimento, che però riguarda suo padre. Ricordate l’inchiesta Consip? Noi no. È passato così tanto tempo che, travolta anch’essa dalla pandemia, era rimasta sepolta sotto la polvere della nostra memoria.

Eppure rieccola comparire proprio all’indomani della frase di Renzi: «Ora tocca a Conte dare risposte, altrimenti il governo va a casa. Se si pensa di continuare come si è fatto negli ultimi mesi, salutiamo tutti e togliamo il disturbo». Evidentemente frasi che non sono piaciute a qualcuno. Una crisi di governo in piena emergenza sanitaria non sarebbe l’ideale. E un aiutino da parte della magistratura non si nega mai.

La Procura di Roma chiede di rinviare a giudizio Tiziano Renzi, padre del leader di Italia Viva, l’ex senatore Denis Verdini, in carcere da alcune settimane dopo la condanna definitiva per il crac del Credito cooperativo fiorentino, l’imprenditore Alfredo Romeo, l’ex parlamentare Italo Bocchino e altre 11 persone nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti pilotati dello Stato. L’accusa per Renzi senior è di traffico di influenze illecite e turbativa d’asta. Per Romeo traffico di influenze illecite, corruzione e turbativa d’asta. Per Bocchino al traffico di influenze illecite si aggiunge l’accusa di turbativa d’asta e di reati tributari. A Verdini viene contestata la turbativa d’asta e la concussione.

La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche l’imprenditore Carlo Russo, amico dei Renzi, per turbativa d’asta ed estorsione, l’ex ad di Grandi stazioni Silvio Gizzi per turbativa d’asta, l’ex ad di Consip Domenico Casalino per traffico di influenze illecite e turbativa d’asta, Francesco Licci per traffico di influenze illecite. A rischiare il processo anche l’ex parlamentare Ignazio Abrignani per turbativa d’asta e concussione, l’imprenditore Ezio Bigotti per l’accusa di concussione e turbativa d’asta. La maggior parte delle accuse riguarda essenzialmente due gare bandite tra il 2015 e il 2016 dalla centrale appalti della pubblica amministrazione: la Fm4 che valeva 2,7 miliardi e quella da alcune decine di milioni per i servizi di pulizia.

La richiesta dei pm arriva proprio adesso, a 10 mesi da quando lo scorso febbraio il gip aveva disposto nuove indagini rigettando la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Il gip chiedeva di indagare anche sulle presunte pressioni su Luigi Marroni, all’epoca ad della centrale acquisti della pubblica amministrazione. Il 7 ottobre scorso agli indagati era stato notificato l’avviso di chiusura indagini, un atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio: così è stato. In tempi troppo sospetti però.



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