“Questa maggioranza fa arrabbiare gli italiani: i politici cercano visibilità mentre c’è il Covid”

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Se la prende con i retroscenisti «deplorevoli» che raccontano la politica, amplificando tutto ciò che accade. È convinto che alla fine il governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte non cadrà. E ne ha per il leader di Iv Matteo Renzi, un personalità «egoista ed egotista». Gianfranco Pasquino, politologo, professore emerito di Scienza politica all’Università di Bologna commenta con il Giornale l’ennesima giornata di convulsioni politiche in piena pandemia, con la maggioranza in crisi e gli italiani alle prese con un Natale diverso.

Professore, non le sembra troppo autoreferenziale una politica che discute di poltrone e rimpasti mentre le persone non hanno ancora capito bene cosa potranno fare durante le festività?

«Ma questa è la politica italiana da sempre, i partiti al governo cercano di prendere le distanze gli uni dagli altri, devono trovare dei temi che li rendono visibili, devono alzare la voce per dimostrare che esistono, questa è la politica italiana. Non è né peggio né meglio di cinque anni fa, non è né peggio né meglio di come sarà nei prossimi cinque anni».

Quindi nemmeno una situazione così epocale come quella della pandemia è riuscita a cambiare la politica?

«La situazione attuale, sia per la politica, sia per la burocrazia, sia per i mezzi di comunicazione, Giornale compreso, ha semplicemente esaltato tutti gli inconvenienti, tutte le difficoltà, tutti i problemi, tutto ciò che conosciamo già è stato esaltato. Adesso ci sono più persone che sono attente a quello che accade, naturalmente soprattutto chi fa comunicazione sa che deve mandare messaggi forti per farsi vedere e quindi tante volte esagera anche raccontando le vicende della politica».

Allora la colpa è anche dei media?

«Da questo punto di vista i retroscenisti sono drammatici, perché raccontano delle cose che non sono vere. I retroscenisti da giugno hanno cominciato a dire che Conte sarebbe caduto. E invece Conte è ancora lì, naturalmente».

Siamo di fronte a una politica che deve inseguire la comunicazione per cercare spazi?

«Più che nel passato, la politica per ottenere spazi cerca di esaltare una serie di posizioni e quindi di contrapposizioni. Al netto della pandemia, è ciò che succede normalmente nella politica italiana: governi di coalizione, contrasti tra i leader e scontri che vengono raccontati in maniera esagerata. Da questo punto di vista sia i retroscenisti del Corriere sia quelli di Repubblica sono davvero deplorevoli».

Secondo lei la prospettiva di un nuovo governo è concreta o è un’ipotesi da retroscenisti e basta?

«Mi pare che non sia una prospettiva concreta. Io non credo che Conte sia in crisi, certo c’è Renzi che vuole far vedere che esiste con il suo 2,8%, però la crisi non è in atto».

La partita principale è sulla gestione dei soldi del Recovery plan?

«Da un lato è quella. Dall’altro lato c’è Renzi che vuole far vedere che esiste perché deve in qualche modo riuscire a crescere elettoralmente, cosa che non sta avvenendo. Da questo punto di vista Iv è un disastro».

Ma far cadere il governo per Renzi non potrebbe essere una mossa per uscire dal pantano?

«Non lo so, al momento sappiamo che sta tirando la corda per interessi di personali».

In che senso?

«Di consenso, di visibilità. Lui vuole essere il protagonista».

Lei cosa direbbe a una persona comune che segue queste discussioni nel governo e magari si indigna?

«Dico che arrabbiarsi con la politica è sempre consentito e anche auspicabile, perché vuol dire che si è interessati».

In conclusione, come andrà a finire nel governo?

«Cambierà un po’ la cabina di regia, cambieranno i protagonisti che assegnano i soldi del Recovery, forse anche le modalità di assegnare quei soldi. Qualcosa cambierà, speriamo in meglio».



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