Quella vecchia volpe di Santoro rimpiange l’uva berlusconiana

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Non arrivando all’uva, la volpe dice che è acerba. Ma non pensavamo che una vecchia volpe come Michele Santoro potesse arrivare a dire (ancora una volta) che l’uva di oggi è persino più acerba di quella della vendemmia ai tempi di Berlusconi. Che esiste qualcosa di peggiore del tanto famigerato editto bulgaro. Ma soprattutto, non avremmo mai considerato di poter leggere, seppur tra la righe, una sorta di velato rimpianto nei confronti dell’era del Caimano.

L’ex conduttore di Annozero inaugura un anno ancora più polare in cui i gradi di ravvedimento fanno quasi accapponare la pelle. Lui, il paladino dell’antiberlusconismo, l’unico capace di sfidare in diretta televisiva coi suoi monologhi l’allora presidente del Consiglio, adesso si lascia andare a parole che hanno un retrogusto amaro.

“La Rai di oggi è peggio di quella dell’editto bulgaro di Berlusconi. Dal punto di vista dei contenuti non c’è dubbio che ci troviamo in fase regressiva rispetto ad allora. La produzione è scaduta di livello, la Rai non è più leader nell’approfondimento, la satira non c’è più”. Per proprietà transitiva insomma, la Rai ai tempi del Cav era migliore per contenuti, per livello di qualità di produzione, per satira, per approfondimento?

Non ce ne voglia Santoro, ma non possiamo davvero credere che sia questo il senso delle sue parole. Al contrario, non è che il suo sfogo è una consecutio del rifiuto ricevuto dalla Rai? Non per nulla Santoro ha rotto il silenzio dopo anni per denunciare che la Rai ha detto no al documentario “I Fili dell’Odio”, una produzione indipendente di un gruppo di giovani autori che affronta il tema delle manipolazioni dei social network e che lo stesso Santoro ha collaborato a realizzare e che pertanto verrà reso disponibile on line dal 2 dicembre sui siti delle tre testate. “Ho provato a proporre il documentario a varie Strutture della Rai. Non hanno voluto prenderlo in considerazione. Non è la prima volta che mi trovo di fronte a una dimostrazione così grave di ottusità”, ha tuonato Santoro. Che ha aggiunto: “Ci troviamo invece di fronte a un conformismo che non ha uguali perfino nella stagione monopolistica del Cavaliere. Ad eccezione di Report, mai le trasmissioni di approfondimento giornalistiche della Rai sono state così insignificanti e con ascolti così bassi, mai la satira così assente, mai i telegiornali così omologati”.

Anche nel 2016 il prode conduttore lanciò una simile accusa dopo che la Rai di Renzi e di Campo Dall’Orto avevano chiuso il dialogo con lui: “È una situazione triste, dominata da interessi lobbistici, per certi versi peggiore di quella esistente con Berlusconi, che comunque fa a pugni con le dichiarazioni del Presidente del Consiglio a proposito di merito e professionalità“.

Alla luce anche di questo, pertanto, ci consenta di chiederle, caro Santoro, in nome della verità e della trasparenza da lei sempre inseguite uno sforzo di sincerità nell’esegesi delle sue parole. Non sia mai che pensassimo davvero che lei stia rimpiangendo Silvio Berluscon scambiando il suo rimpianto per l’ennesimo salto a vuoto verso l’uva di viale Mazzini.



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