Pure tra le formiche è pieno di femministe

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Mi sono sempre chiesto come sarebbe una società matriarcale come la vorrebbero le femministe inferocite del demi-monde culturale italiano, tipo Loredana Lipperini, Chiara Valerio, o Concita che non vuole essere chiamata Concita, o la Murgia capitana di tutte le murge, e l’ho trovata nel mondo animale, nella tribù degli Attini. No, non sono esseri umani, sono formiche, formiche tagliafoglie per la precisione. Una società che, nel suo genere, non funziona per niente male. Se volete farvene un’idea potete comprare il saggio di Bert Hölldobler e Edward O. Wilson appena uscito per Adelphi, Le formiche tagliafoglie, che è una sintesi dei monumentali libri degli stessi autori usciti precedentemente, sempre per Adelphi, come Il superorganismo e Formiche.

Tanto per cominciare noi umani, che come specie abbiamo duecentomila anni, ci vantiamo tanto di aver inventato l’agricoltura, ma ci sono arrivate prima le formiche femministe tagliafoglie, addirittura cinquanta milioni di anni fa. Infatti coltivano funghi. Escono, tagliano foglie (sono l’incubo degli agricoltori dell’America centro-meridionale), e le usano per coltivare funghi nella loro colonia. Hanno insomma trovato un modo di convertire la vegetazione per loro non digeribile in un piatto vegetale commestibile.

Queste colonie non sono per niente piccole, possono andare da qualche milione fino a trecentosei milioni di operaie, come quella (di Formica yessensis) trovata lungo la costa di Ishikari, sull’isola di Hokkaido, che si estendeva per 2,7 km quadrati, con 45.000 nidi interconnessi (i giapponesi si devono far riconoscere anche tra le formiche). Ogni colonia mangia quanto una mucca, ed è un condominio di migliaia di camere grandi come la testa di un uomo che sono perfino climatizzate grazie a un ingegnoso sistema di aerazione.

Ma perché queste formiche sono la società ideale delle femministe? Perché sono quasi tutte femmine, e hanno una regina che è l’unico essere riproduttivo, la quale può produrre da 150 milioni a 200 milioni di figlie femmine, il paradiso delle Lipperini, delle Valerio, delle Murgia. I pochi maschi durano poco, hanno le ali, si accoppiano con la regina, e muoiono. Insomma, non c’è possibilità che qualcuno organizzi un «manel» (chi non sapesse cosa è un manel non lo vada a cercare su Google, si ritenga fortunato).

Voi penserete che la regina si accoppi frequentemente. No, altrimenti che femminista sarebbe? Lo fa giusto per consentire la sopravvivenza della colonia femminista, e a tale scopo ha una spermateca. Avete capito bene, conserva lo sperma. In una spermateca si possono conservare fino a 320 milioni di spermatozoi, una riserva sufficiente per più di dieci anni, che è più o meno la durata media di una colonia. Proprio come per le femministe umane, l’accoppiamento di queste formiche è così raro che non è stato mai osservato in condizioni naturali. In ogni caso «l’unica funzione delle formiche di sesso maschile è quella di fornire spermatozoi», punto.

Essendo femmine, sono anche spietate e pragmatiche. Per dire: a difendere la colonia ci vanno le più vecchie, che sono le più sacrificabili, le giovani vanno preservate. Hanno un sistema di comunicazione sofisticato, non hanno bisogno dei social network o di Lilli Gruber come le femministe umane. Infatti secernono feromoni con i quali riescono a segnalare il percorso a tutte le altre, in particolare una sostanza chimica che si chiama metil-4-metil-pirrolo-2-carbossilato, ossia MMPC. Pensate che questo composto è così potente che ne basta un milligrammo per produrre una traccia lunga tre volte la circonferenza terrestre. Altro che i libri della Valerio, della Lipperini, di Concita che non vuole essere chiamata Concita, della Murgia.

Queste colonie, tra le più avanzate in natura, sono state definite un superorganismo perché la somma di tutti gli individui che le compongono si comporta come se fosse un unico organismo, proprio come la Valerio, la Lipperini, la Concita che non vuole essere chiamata Concita, e la Murgia che ora che mi ricordo vuole essere chiamata Murgia senza la.

Ora, vi chiederete se una società del genere è auspicabile per il genere umano, ci ho riflettuto molto, e perché no? Queste colonie di milioni di formiche femmine, infatti, non scrivono romanzi lagnosi per altre formiche femmine né vanno in televisione a predicare il femminismo, come le loro omologhe umane, ma vanno nei campi, a lavorare duramente, tutta la vita. Si chiamano infatti operaie, mica formiche narratrici. I maschi vivono poco, ma l’unica cosa che fanno è sesso sfrenato con la regina. Che essendo la regina sarà sicuramente una gran figa. Io ci sto.



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