Prove dialogo su Recovery, sanzioni per ritardi opere

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Il Recovery plan italiano sarà composto da “un numero limitato di azioni” per “colmare i divari” che oggi ha il Paese”: per garantire che i singoli progetti siano attuati nei tempi, non solo ognuno di essi avrà un “soggetto istituzionale” responsabile, ma si valuterà anche di introdurre un meccanismo di premi e sanzioni. Giuseppe Conte lo spiega ai senatori, con una digressione rispetto all’informativa sul prossimo Consiglio europeo. Lo fa nel giorno in cui il Senato e la Camera votano le risoluzioni di indirizzo al governo sul Recovery plan italiano. Il premier accoglie la proposta dei senatori di un sistema di “bonus/malus” sui progetti per spendere i 209 miliardi, mentre dalla Camera gli chiedono di non creare task force o strutture ad hoc per la gestione. E dichiara disponibilità a collaborare, anche con l’opposizione, oltre che con gli enti locali, per elaborare quei progetti.

I rapporti con il centrodestra restano tesi ma timide prove di dialogo ci sono: “Tutto il centrodestra domani o dopodomani può cancellare tutti gli impegni in agenda, perché gli italiani ci chiedono di lavorare insieme, non fate da soli. Se avete voglia, costruiamo un percorso, senza bacchette magiche o dirette tv. Buon lavoro e aspettiamo una sua telefonata”, dice Matteo Salvini nell’Aula del Senato rivolto a Conte, parlando a nome del centrodestra. Il premier poco dopo, interpellato dai cronisti, non si sbottona e non svela se la telefonata ci sarà. Intanto Lega, Fdi e Fi si astengono sul documento di maggioranza sul Recovery e vanno verso l’astensione anche sull’autorizzazione allo scostamento di bilancio che il governo chiederà tra mercoledì e giovedì in Aula per fare nuovo debito e poter finanziare la prossima manovra.

Eccolo, il nodo più immediato per il governo. Serve la maggioranza assoluta, alla Camera e al Senato per approvare lo scostamento, che accompagna la nota di aggiornamento al Def (per la quale basta la maggioranza semplice). Ma i numeri sono sul filo, perché ci sono deputati e senatori positivi al Covid o in quarantena fiduciaria.

Il centrodestra voterà probabilmente contro la Nadef e si asterrà sull’autorizzazione allo scostamento: per mostrarsi responsabile e insieme non dare “aiutini” alla maggioranza. Se ci fosse un’emergenza, nessuno sa dire se Fi e alleati potrebbero spaccarsi. Ecco perché, a taccuini chiusi, trapela l’auspicio condiviso che le cose filino lisce e la maggioranza se la cavi da sola: alla Camera dovrebbero rientrare 5 deputati Pd e 4 di Leu che erano in isolamento fiduciario, riducendo le assenze causa Covid a non più di dieci, mentre al Senato si conterebbero 3 assenti per Covid in maggioranza (Merlo, Cario, Anastasi). Si monitorano i numeri di ora in ora, i ministri saranno tutti in Aula per votare.


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