Protocollo Mattarella per il governo. “Non dimenticate le malattie extra Covid”

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Il «nemico numero uno», ovviamente, oggi è il Covid, «non dimentichiamolo», e per vincerlo servono «dialogo e gioco di squadra», non polemiche politiche. Sergio Mattarella invece vede ancora «comportamenti insensati», fughe «dalle responsabilità», disinformazione, «egoismi e barriere» guerre tra i vari pezzi dello Stato. Però, aggiunge, servirebbe pure una cosa che non abbiamo, cioè «un’organizzazione sanitaria efficiente», perché se il Coronavirus è l’avversario da battere, «le altre patologie non sono finite in lockdown», a cominciare dal cancro. «Troppi screening e cure sono rinviati – si lamenta il presidente – per malattie che non consentono pause e sospensioni». Il sistema sarà pure sotto stress, tuttavia un Paese civile non può lasciare indietro nessuno. «Mentre si combatte il virus, occorre essere capaci di assistere chi è affetto da forme di cronicità. Quella che si è imposta come una priorità nel mondo intero non deve farci arretrare ne rallentare sul fronte della guerra ai tumori»

Parole chiare. Una sorta di «protocollo Mattarella», una linea guida che il ministro Roberto Speranza è pregato di adottare subito. Dietro si legge una certa insoddisfazione. Dalla curva dei contagi che s’impenna alle file per i tamponi, dai ritardi sul tracciamento al riempimento delle terapie intensive: il Quirinale non è contento di come il governo sta gestendo l’emergenza e approfitta della cerimonia per i Giorni della Ricerca per mettere in guardia dall’andazzo di sacrificare al Corona le altre patologie gravi, «rischiando ritardi irrecuperabili nelle diagnosi e pericolose interruzioni delle terapie». Così non va. «Il Covid sarà sconfitto dalla scienza, da terapie sempre più efficaci, dal vaccino. Dovremo però aiutarci – ripete – con l’efficienza dell’organizzazione sanitaria, la precauzione, la prevenzione, la solidarietà verso chi ha bisogno di cure». Il cancro non è stato confinato, «continua a manifestarsi con il ritmo di prima; e sono le generazioni più anziane, a rischio per la diffusione del contagio, a essere penalizzati dai rallentamenti».

Poi, certo, c’è il virus arrivato dalla Cina, che sta assediando pure il Colle: positivi il consigliere per l’informazione Giovanni Grasso, lo chef e due addetti alla cucina. Il nemico di oggi è «responsabile di lutti, di sofferenze, di sacrifici, di rinunce, di restrizioni alla vita normale». Il capo dello Stato in questa fase apre l’ombrello sul Palazzo Chigi, pur non condividendo esitazioni e confusioni, perché «è il tempo di collaborazione e di alleanze» e non di scontri. Serviva una stretta, il governo l’ha data, il giudizio sulle singole misure non spetta al Quirinale, che chiede solo di non abbandonare le categorie colpite dal coprifuoco.

E vuole pure provare a diradare la grande ansia di queste settimane, alimentata dal «tunnel delle false notizie, delle dicerie, della perversa volontà di ingannare con la disinformazione». Siamo in mezzo a una pandemia e «si sentono voci che spingono comportamenti insensati e al sottrarsi dalle responsabilità collettive». Perciò «l’unico antidoto a certe derive viene dalla voce della ricerca, dai dati che ci fornisce, dalle verifiche che conduce, dal rigore e dalla trasparenza delle sue procedure». La scienza, dunque, senza la quale «saremmo più deboli e insicuri». Soltanto da lì avremo «una visione razionale dei problemi e delle possibili soluzioni».



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