Petra Delicado, io spirito libero fin da bambina

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   ALICIA GIMÉNEZ-BARTLETT, ‘AUTOBIOGRAFIA DI PETRA DELICADO’ (SELLERIO, PP. 464, EURO 15,00). Né vanitosa né umile, né perspicace né ottusa, né socievole né introversa, ma senza dubbio una bambina singolare. Circondata da un grande affetto fin dalla nascita che diventa però una specie di trappola. Con genitori repubblicani: una madre che era un mix tra Anna Magnani, Irene Papas e Maria Callas e un padre professore di liceo nella Spagna di Franco.
    Petra Delicado, l’amata ispettrice della polizia di Barcellona creata da Alicia Gimenez-Bartlett, si prende una pausa dalla corsa della vita e guarda a se stessa, ripercorre la sua storia e le sue trasformazioni. Racconta le sue scelte, le sue maschere, i suoi innumerevoli amori, fa conoscere una parte di sé che va oltre la poliziotta femminista e determinata in “Autobiografia di Petra Delicado”, che esce per Sellerio il 14 gennaio.
    E’ il tredicesimo libro della Bartlett che vede protagonista la poliziotta che ha conquistato i lettori fin dalla sua apparizione, molto amata in Italia dove ha venduto complessivamente oltre un milione e mezzo di copie. Con il precedente romanzo, ‘Mio caro serial killer’ è stata nel 2018 prima in classifica.
    Questa volta non troviamo Petra alle prese con un caso da risolvere, ma rinchiusa in un convento di suore in Galizia dove decide di trascorrere una settimana libera dalle incombenze della vita. E senza averlo programmato comincia a scrivere in diversi quaderni la sua storia di bambina, di donna, di avvocato e di poliziotta.
    L’idea di questa autobiografia è venuta alla Bartlett quando a una presentazione in Italia una lettrice le disse, a proposito del terzo matrimonio dell’ispettrice, che la vera Petra non ci sarebbe mai ricascata. ‘Come la vera Petra?’ si è chiesta la scrittrice e da qui ha deciso di farci vedere chi è la sua poliziotta, con tutti i dubbi, i turbamenti amorosi e le contraddizioni esistenziali che affondano le radici anche in alcune scelte famigliari.
    “Considerata la mancanza di fede religiosa in cui sono cresciuta e il profondo anticlericalismo che ho respirato in casa fin dall’infanzia, è decisamente contraddittorio il fatto che i miei genitori avessero mandato sia me che le mie sorelle a una scuola di suore” spiega Petra.
    Grandi protagonisti sono l’amore, la libertà e il modo di viverli. Tanto che l’ispettrice arriva a dire: “Ma se dovessi scrivere un prontuario sull’amore rivolto alle giovinette (una volta queste cose si facevano) consiglierei di vivere quella pazzia senza lasciare spazio al minimo dubbio. Non c’è niente di paragonabile in tutta la vita. Nemmeno la droga più pesante può darti un’estasi altrettanto pervasiva e totale. Naturalmente il manuale comprenderebbe anche consigli meno temerari, più prudenti, ai quali adesso non mi va di pensare”.
    Tre matrimoni e due divorzi – dal primo marito, Hugo, che le prospettava una vita agiata ed ordinata, al secondo con Pepe che la fa sentire un errore, fino a Marcus, l’architetto con figli che ora la rende felice – a Petra sedurre è sempre piaciuto, la divertiva. “La tecnica multiforme del flirt mi riusciva bene.
    Avvistamento, calcolo dell’indice di probabilità, prima incursione, lancio dei segnali, interpretazione dei segnali corrispondenti della controparte. Azione” racconta.
    Insomma, quanto a uomini Petra non si è fatta mancare niente, sempre seguendo il desiderio, ma ora nel convento in Galizia le viene da pensare che il grande amore della sua vita sia il vice ispettore Fermin Garzón con cui non c’è mai stata la minima attrazione fisica. “Eppure la sua figura emerge come quella di un gigante quando penso agli uomini che sono stati importanti per me”. E di più, “Garzón è stato per me la prova provata che la bontà umana esiste” dice l’ispettrice.
    Petra racconta anche gli anni all’Università, la mancanza di libertà in Spagna negli anni di Franco al potere vissuti come un’umiliazione nazionale, la politica importante ma per lei, che tendeva a una vita più bohemienne, non fondamentale. “Mi sentivo a mio agio nei gruppi in cui lo scetticismo e l’umorismo, il dubbio permanente e un atteggiamento libertario erano alla base delle relazioni”. E si scopre anche come la Delicado abbia smesso di fare l’avvocato e abbia deciso di entrare in polizia.
    E’ accaduto contemporaneamente alla fine del primo matrimonio: “In un raptus improvviso avevo detto a Hugo che pensavo di entrare in polizia, ma lo avevo fatto solo per dargli fastidio” racconta.
    Alla fine ammette: “con soddisfazione o meno, sono diventata una vera poliziotta”. E dei cambiamenti nella sua vita e del terzo matrimonio dice convinta: “il passaggio da uno stato civile a un altro non mi trasformò in modo sostanziale. Perché avrebbe dovuto? C’è una Petra diversa a seconda che sia nubile, sposata, divorziata o risposata? No, Petra è Petra, come ogni donna rimane uguale a se stessa sia che abbia qualcuno al suo fianco sia che viva in solitudine”. (ANSA).
   


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