Ora il cavillo spalanca le coste Perché l’invasione è alle porte

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Nel nuovo decreto sicurezza è stato modificato, tra le altre cose, anche il permesso speciale di ingresso dei migranti per calamità naturale. Una novità sostanziale e che forse ha reso in qualche modo superfluo il termine utilizzato.

La calamità è un evento eccezionale, che interrompe improvvisamente le condizioni di sicurezza in un determinato territorio. Si pensi a un terremoto, che lascia migliaia di persone senza casa, oppure a tempeste che distruggono intere città e causano molte vittime o, ancora, a una siccità prolungata che costringe molti cittadini a cercare altrove fonti di cibo e sostentamento.

Nel decreto sicurezza invece si parla di una “semplice esistenza in tale Paese di una situazione grave dal punto di vista ambientale e non necessariamente contingente”. Ossia non si parla più di calamità, ma al contrario di situazioni non eccezionali e non improvvise. Vuol dire che per riconoscere il diritto al permesso speciale a un migrante per calamità naturale, basta dimostrare che nel proprio Paese ci sono situazioni oramai “consolidate” e quasi croniche di difficoltà ambientale.

Il tutto si traduce con una maggior possibilità di ingresso in Italia per migliaia di persone. Questo perché, come ad esempio sottolineato in uno studio dell’Environmental Research Communications dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ripreso in un articolo de La Stampa, già oggi buona parte dei migranti che si spostano verso l’Italia proviene da territori soggetti alle difficoltà dei cambiamenti climatici.

Ogni anno il nostro Paese registra migliaia di persone che partono dalla Libia dopo essere risaliti dalla regione del Sahel. Qui, secondo lo studio del Cnr, è in atto oramai da tempo un inesorabile processo di desertificazione che sta rendendo sempre più problematica l’individuazione di nuovi terreni per sviluppare l’agricoltura. Molti dunque emigrerebbero verso il nostro Paese proprio per le difficoltà derivanti dai cambiamenti climatici.

Con le modifiche introdotte nel decreto sicurezza approvato alla fine del 2020 dal governo giallorosso, potrebbe essere molto più semplice riconoscere lo status di rifugiato ai migranti provenienti dalle zone dell’Africa sub sahariana. Questo prefigurerebbe l’Italia come una una delle mete privilegiate.

E, sotto il profilo della gestione dell’accoglienza, in prospettiva non è una buona notizia: l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati infatti, tra le altre cose, ha previsto entro il 2050 qualcosa come 200 – 250 milioni di persone costrette a spostarsi per motivi legati al clima.

Il cambiamento di prospettiva italiana attuato dalle modifiche dei decreti sicurezza, dove per calamità non si intende più un evento eccezionale, nel medio e nel lungo periodo produrrà l’effetto di aprire le porte del nostro Paese a un numero sempre più grande di migranti.



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