Ora Draghi bacchetta l’Europa: “Incapace sui migranti”

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Mario Draghi è intervenuto al Forum interreligioso del G20 “Time to Heal: pace tra le culture, comprensione tra le religioni” e ha fatto un excursus completo sui principali temi dell’attualità mondiale, con un focus in più sulla situazione afghana. Applausi per lui all’uscita da Palazzo Re Enzo dopo una stretta di mano con Romano Prodi.

L’obbligo morale dell’Ue verso l’Afghanistan

Al centro del discorso di Mario Draghi c’è stato l’Afghanistan e l’evoluzione dopo l’uscita delle forze internazionali dal territorio. A proposito di questo, il premier ha dichiarato: “Negli ultimi giorni, stiamo assistendo a immagini che ci riportano agli anni più bui nella storia dell’Afghanistan. In particolare, alle donne, che negli scorsi venti anni avevano riacquistato diritti basilari, come quello all’istruzione, oggi rischia di essere vietato persino di praticare sport, reprimendo altresì la loro rappresentanza nel governo“. Il presidente del Consiglio ha voluto ribadire la necessità, come obbligo morale, di aiutare il Paese per la “prevenzione del terrorismo, di sostegno alla tutela dei diritti umani“.

L’impegno italiano in afghano è stato massimo per 20 anni e anche nelle ultime fasi della sua presenza, aiutando “circa 5.000 cittadini afghani a fuggire dagli enormi rischi a cui erano esposti“. Quindi, Mario Draghi ha ammesso le mancanze dell’Unione europea nella gestione della sitazione afghana, che per anni “è stata incapace di costruire un approccio comune sul tema migratorio, e in particolare sulla distribuzione di chi arriva e chiede asilo. Dobbiamo dimostrare di essere all’altezza di questa crisi e dei valori che diciamo di rappresentare. È anche sull’accoglienza, e non solo sull’economia, che si misura la maturità del processo di integrazione europea“.

Tutelare la libertà religiosa

Alla base dell’integrazione, come sostenuto anche da Mario Draghi, ci sono le culture e la convivenza civile. “Pace e tolleranza sono valori universali: trascendono culture e religioni, sono il punto di partenza per affrontare le crisi politiche, sociali, umanitarie negli anni che viviamo“, ha evidenziato il presidente del Consiglio, che poi ha aggiunto: “La religione non deve essere mai strumentalizzata. Nei casi peggiori, è stata usata per giustificare la violenza, la privazione dei diritti fondamentali, o indirizzare il favore popolare verso fini politici molto terreni“.

Il premier italiano ha espresso con decisione l’importanza di “tutelare la libertà religiosa, di opinione e di espressione. Il diritto di professare liberamente la propria fede e di esercitarne il culto, in privato o in pubblico. Di potersi convertire a una religione o abbandonarla, senza essere perseguitati. Di costruire la propria identità, fondata sul rispetto e non sull’odio“.

Draghi, quindi, ha affermato con fermezza: “Al terrore, alla sopraffazione anche subdola che vuole privarci dei nostri valori in nome della religione dobbiamo opporci. Per me la religione è amore e i suoi principi si difendono con fermezza ma con carità, non con l’avversione inconciliabile, o, peggio, con la guerra e il terrore“. Citando papa Francesco, ha voluto sottolineare che “ostilità, estremismo e violenza non nascono da un animo religioso: sono tradimenti della religione“.

Procedere ovunque con la campagna vaccinale

Il presidente del Consiglio ha, quindi, affrontato la questione vaccinale, sottolineano l’importanza di una campagna che “deve procedere spedita ovunque“, perché “solo così potremo salvare vite, frenare il contagio, evitare l’emergere di pericolose varianti“. Ma, come ha voluto mettere in evidenza Mario Draghi, al momento “soltanto il 2% della popolazione dei Paesi più poveri ha ricevuto almeno una dose di vaccino, a fronte del 42% della popolazione mondiale“. Una situazione da risolvere nel più breve tempo possibile, per la quale “le case farmaceutiche hanno promesso di fornire entro la fine di quest’anno 1,3 miliardi di dosi a prezzi calmierati per gli Stati a basso e medio reddito. Altri 2 miliardi saranno distribuiti entro il 2022“.

In tal direzione fara la sua parte anche l’Unione europea, che “donerà almeno 100 milioni di dosi entro il 2021 attraverso Covax. L’aumento della produzione di vaccini negli ultimi mesi è stato tale da poter garantire forniture adeguate a coprire una porzione significativa della popolazione dei Paesi in via di sviluppo. E’ ora necessario che le dosi raggiungano chi ne ha bisogno“.


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