Nuove restrizioni in Puglia e Molise. E il Veneto rischia di perdere il giallo

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Molise, Puglia e Veneto: giallo variabile tendente all’arancione. Il meccanismo messo in piedi dal governo con la cabina di regia degli esperti arranca. Il sistema dei tre colori sembra sempre in ritardo: il passaggio da uno stato all’altro viene calcolato sulla base di parametri che portano a un verdetto che però risulta già datato quando finalmente viene emesso. E se l’Abruzzo scalpita per schiarirsi, Molise e Puglia invece vanno nella direzione contraria e pure restando «gialle» decidono di introdurre misure restrittive decisamente più severe nel timore che la situazione epidemica sfugga al controllo. Iniziativa condivisa dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Il Molise ha deciso di sospendere l’attività di didattica in presenza anche per le scuole primarie e secondarie di primo grado. Non solo, ha vietato l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico per motivi diversi da esigenze di lavoro, salute o di comprovata necessità. Regole contenute nell’ordinanza firmata ieri dal presidente del Molise, Donato Toma, che resterà in vigore fino al 7 gennaio. Obbligatorio l’isolamento fiduciario o in alternativa il tampone antigenico per chi rientrerà in regione in questo periodo. Possibile per i sindaci chiudere piazze o aree a rischio di assembramento.

In Puglia è l’assessore regionale alla Salute, l’epidemiologo Pierluigi Lopalco (nella foto al centro) ad annunciare di aver «raccolto le istanze dei sindaci» e di averle confrontate con i dati oggettivi trovando un accordo «su quali debbano essere le aree per le quali abbiamo chiesto al ministero di ripristinare restrizioni stile zona arancione». Dunque ritornano arancioni 20 Comuni tra i quali Andria, Barletta, Manfredonia Foggia e Monte Sant’Angelo, Altamura. Per Lopalco comunque il sistema dei colori «non è una buona idea».

E il timore di risvegliarsi prima di Natale in arancione si fa sempre più concreto anche in Veneto dove il governatore Luca Zaia ha ripetutamente invitato i cittadini a evitare assembramenti perché i numeri preoccupano, ipotizzando la necessità di una nuova ordinanza. Negli ospedali sono occupati 572 posti in terapia intensiva, tra malati Covid e non: 50 in più rispetto a marzo. Anche se il potenziale della regione è di mille terapie intensive. Zaia ha anche annunciato di voler procedere al campionamento di tutta la popolazione «per capire come il virus si è stratificato».

E il virologo dell’università di Padova Andrea Crisanti critica il sistema dei colori e pure le scelte dei governatori. «L’Abruzzo si autodeclassa ad arancione, il Veneto resta avvinghiato alla zona gialla nonostante sia sul podio dei contagi e abbia tanti morti. È tutto irragionevole. Non è un posto serio l’Italia», attacca Crisanti.

Grandissima preoccupazione continua ad essere espressa dagli «addetti ai lavori», medici epidemiologi e virologi. Pesante la denuncia di Massimo Galli secondo il quale se ci fossero stati comportamenti più attenti si sarebbero potute evitare 20mila vittime. Il direttore Malattie infettive del Sacco di Milano insiste sulla necessità di mantenere tutte le misure restrittive e adottare comportamenti improntati alla massima cautela. Apocalittico Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute. «Siamo nel pieno della seconda ondata di Sars Cov2, dicembre e gennaio saranno terribili per due motivi: per i problemi nell’accesso ai servizi e per le tante differenze a livello ragionale», avverte Ricciardi, che invita a dire «addio a maxi-riunioni di famiglia per le feste di fine anno».



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