“No ai vaccini, sì agli spinelli”. Ciampolillo, l’eroe contiano

Tutti attendevano il duello tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Invece è stata la giornata di Alfonso Ciampolillo, detto Lello. È l’uno vale uno, bellezza. Il protagonista del rodeo delle votazioni di fiducia a Palazzo Madama è il prototipo dell’homo grillinus, di quello delle origini. Infatti è stato cacciato l’anno scorso dal M5s perché in ritardo con le restituzioni. Il giorno dopo la resa dei conti si parla soltanto di lui. Che risponde così a un giornalista di Repubblica che lo cerca al telefono: «Mi scusi, ora non posso parlare, sto facendo un soccorso a un colombo». Il cronista non crede alle sue orecchie. Ma Ciampolillo continua, aggiungendo dei dettagli sul salvataggio. «Mi trovo a Roma, davanti alla Chiesa Nuova, c’è un colombo ferito, sta soffrendo, lo sto soccorrendo, la richiamo più tardi», spiega Lello non lesinando il pathos. Ma i giornalisti vogliono sapere dettagli sul suo voto last minute a Palazzo Madama, con tanto di urla e corsa a perdifiato. Non contento, il senatore del «voto con il Var», ora nel Gruppo Misto, negli attimi successivi al parapiglia in Senato ha pure detto: «Mi piacerebbe tanto fare il ministro dell’Agricoltura», in riferimento alla poltrona lasciata libera dalla renziana Teresa Bellanova. Negli ultimi mesi ha fatto parlare di sé per le posizioni No Vax e No Mask. Il vaccino anti Covid? «Non vedo Burioni, Lopalco e Gates in coda allo Spallanzani», diceva Ciampolillo. E ancora ieri, alla Zanzara: No, non lo farò. E sono per la libera scelta. Io sono vegano. A Conte ho consigliato di diventare vegano, l’ho suggerito per stare meglio». E la mascherina? «Per tutti quelli che dormono con la mascherina. Cts, il verbale di febbraio: Mascherina solo se si pensa di essere malati», è l’opinione dell’ex grillino famoso anche per la battaglia contro l’abbattimento degli ulivi contagiati dalla xylella nella sua Regione, la Puglia. Una lotta così estrema da spingere Ciampolillo a indicare il suo terreno di Cisternino, provincia di Brindisi, come «residenza parlamentare» per evitare l’abbattimento di un albero. Anche perché il batterio «si combatte con le onde elettromagnetiche o con un sapone», parola di Ciampolillo. Il senatore che ha salvato Conte è in prima linea per la legalizzazione della cannabis, da lui considerata «un possibile antidoto al Coronavirus».

Non solo Ciampolillo. Martedì si è realizzato un altro paradosso per il M5s. Salvato dagli stessi che aveva espulso o che avevano lasciato il gruppo in polemica con i vertici. Venti deputati e sette senatori ex grillini hanno votato la fiducia a Conte. Tra di loro alcuni parlamentari coinvolti nello scandalo «rimborsopoli» scoppiato nel 2018. Beccati a truccare i bonifici delle restituzioni, hanno detto sì al premier i deputati Silvia Benedetti e Andrea Cecconi e il senatore Maurizio Buccarella. Ha votato la fiducia a Montecitorio l’ex discusso ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Mentre a Palazzo Madama ha salvato Conte Gregorio De Falco, l’uomo simbolo del naufragio della Costa Concordia, espulso alla fine del 2018 per aver votato contro il Dl sicurezza di Matteo Salvini, allora alleato del M5s e di Conte. Nello stesso giorno di De Falco fu espulso il senatore Saverio De Bonis, astenuto sul «decreto Salvini», ora tra i salvatori del premier. Scorrendo i nomi dei sì alla fiducia alla Camera troviamo Santi Cappellani, espulso a gennaio del 2020 dal M5s perché in ritardo con le restituzioni. Singolare all’epoca la sua giustificazione per i mancati versamenti: «Non ho restituito i soldi perché ho perso la password». Più di recente, ad agosto, aveva fatto discutere il deputato Marco Rizzone. È uno dei parlamentari che avevano chiesto e ottenuto i 600 euro del bonus per gli autonomi erogato dal governo durante la prima ondata del Coronavirus. Il deputato, ora iscritto alla componente Centro democratico di Bruno Tabacci, ha votato la fiducia.



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