Negozi a picco, il mondo del cinema scrive al governo

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La fiera dell’assurdo. Lo sconcertante decreto partorito dalle menti di politici e scienziati di governo, lascia cadere nel vuoto il mondo delle imprese, del commercio e dell’artigianato. La nostra economia già devastata riceve il colpo di grazia e in molti non riusciranno più a risollevarsi. Il governo va avanti come un trattore a colpi di paradossali Dpcm, mettendo in ginocchio intere categorie. Che urlano la propria rabbia.

Il leader della Lega Matteo Salvini fa da apripista: «Chiudere palestre, piscine, cinema e teatri che negli ultimi mesi hanno investito tanto per adeguare gli standard di sicurezza sanitaria è una sciocchezza. Luoghi sicuri e controllati, perché prendersela con loro?».

Nella ristorazione sono coinvolti in Italia circa 330mila tra bar, mense e ristoranti ma anche 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole, che danno lavoro a 3,8 milioni di persone. Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, prega il governo di «salvaguardare il sistema agroalimentare la cui chiusura anticipata equivale ad una perdita di fatturato di oltre un miliardo per le mancate vendite di cibo e bevande nel solo mese di applicazione delle misure». Fipe-Confcommercio, la Federazione dei pubblici esercizi, conferma: «Queste misure costeranno altri 2,7 miliardi di euro alle imprese della ristorazione e sarebbero il colpo di grazia per i pubblici esercizi».

Il 4 novembre, anniversario dell’alluvione dell’Arno del 1966, i ristoratori toscani marceranno pacificamente da Firenze a Palazzo Chigi, dietro l’hashtag #contearriviamo. Un viaggio di dieci giorni che prenderà il via da Ponte Vecchio e richiamerà la manifestazione del Mahatma Gandhi contro la tassa sul sale, passata alla storia come la «marcia del sale». «Decidere di far chiudere i bar e i ristoranti è folle – sottolinea il presidente del gruppo Forza Italia al consiglio regionale della Toscana, Marco Stella. -. Questo provvedimento è la conferma che siamo in mano a degli incapaci».

La Cgia di Mestre fa un quadro, invece, sulle 18.200 gelaterie e pasticcerie che in Italia danno lavoro a oltre 5mila addetti. «Con l’obbligo della chiusura anticipata – commenta il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – nel giro di qualche mese tante imprese a conduzione familiare sono destinate a chiudere definitivamente».

Poi le fiere. Maurizio Danese, presidente di Aefi-Associazione esposizioni e fiere italiane commenta: «È uno choc per il settore. La sospensione è un’ulteriore mazzata economica per quartieri che avevano già avviato gli allestimenti per le manifestazioni che dovevano tenersi nei prossimi giorni».

Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa aggiunge: «Il credito d’imposta per gli affitti commerciali per ottobre e novembre è una goccia nel mare delle necessità. Si deve fare assolutamente di più, anche sull’Imu dei locatori».

E poi ci sono le migliaia di disdette negli hotel termali, pur potendo gli alberghi con annessi centri termali restare aperti. È quanto sta accadendo al comprensorio termale delle terme Euganee. Umberto Carraro, presidente del Consorzio Veneto Terme Colli, è disperato: «Il comparto termale rischia di non rialzarsi più. La dimenticanza di Conte ci sta costando diverse decine di milioni di euro». E Monia Petreni, presidente del comitato nazionale commercianti uniti, è furiosa col governo: «Se non puoi andare al ristorante, lavori da casa e non vai alle cerimonie, a che serve comprarti i vestiti? Il governo pensi anche al commercio dell’abbigliamento altrimenti sarà la nostra fine».

Infine, il mondo dello spettacolo, fortemente martoriato dalle decisioni di Conte. Angelo Argento, presidente di Cultura Italiae (che rappresenta tutti i comparti dello spettacolo dal vivo, dei produttori cinematografici, degli artisti, degli esercenti, delle gallerie d’arte, dei musei, delle sale da concerto) ha raccolto decine di migliaia firme, inclusi molti nomi illustri dello spettacolo – come Michele Placido, Cristiana Capotondi e Cristina Comencini, per chiedere al ministro Dario Franceschini – di «mantenere indistintamente tutti i luoghi della cultura aperti».



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