Nanni e il Parlamento sotterraneo

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 MARIO NANNI, ”PARLAMENTO SOTTERANEO.    Miserie e nobiltà, scene e figure di ieri e di oggi” (Rubettino. Zonafranca, pp. 229, euro 16,00).
    Figure figurine tipi letterari per raccontare la prima e la seconda Repubblica anche ai nipoti attraversando in lungo e in largo le stanze del potere in una ”operazione non di nostalgia ma di verità”. Come chiede l’autore ai giovani “portate in tasca un taccuino” perché quel quotidiano che state vivendo sarà presto storia. Lo è stato per lui, Mario Nanni, giornalista politico dal 1976 e poi giornalista parlamentare dal 1977, caporedattore della redazione politica dell’ANSA che quel taccuino purtroppo in tasca non l’ha portato. Ma la memoria gli basta, come si comprende da ”Parlamento sotterraneo”, un libro che definire godibile è poco, capace di arrivare in profondità raccontando la vita del cronista parlamentare in anni decisivi.
    Quando tutto è cambiato, in meglio e in peggio, Nanni lascia al lettore giudicare, riportando alla luce episodi piccoli e grandi, personaggi piccoli e grandi che hanno attraversato in lungo e in largo quella striscia di velluto rosso che segna il Transatlantico come un confine tra il mondo reale e quello della politica. Tappeto sul quale Nanni era di casa e si muoveva con dimestichezza.
    C’è la semplicità della Carta Costituzionale e la complessità delle leggi attuale (75 righe per la riforma di un solo articolo nella proposta di Matteo Renzi), in questo libro che ha l’approccio dell’uomo che considera la cultura come un’arma contro la superficialità andando a scavare negli errori delle citazioni che danno il segno dell’impreparazione. Come quella sbagliata da Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa fatta da una deputata di centrodestra nell’epoca di Angelino Alfano, tanto per dirne una. Episodi strepitosi a dir poco, come lo schiaffo preso da Antonio Tajani cronista del Giornale colpito clamorosamente da Alfredo Pazzaglia del Msi per un articolo che non aveva gradito, fino alle battute meno note di Giulio Andreotti, che scandiva le parole in quel suo silenzioso frusciare in Parlamento: ”Sono consapevole dei limiti. Ma so anche che non sono circondato da giganti”. Si affacciano i luoghi, gli eventi e le persone, anche dimenticate come Carlo Tassi deputato in perenne camicia nera tranne il 25 aprile quando indossava quella bianca per dichiarare la sua estranietà alla ricorrenza. O grandi come Bettino Craxi e l’intervista dolorosa da Hammamet quando un fax costa al cronista la denuncia da parte di un poligrafico troppo solerte. C’è il primo della scuola” come Violante, colleghi come Emilio Frattarelli e Alessandro ”Sasà” Alesiani, personaggi ”altri” come Sciascia e quella volta che litigò con Berlinguer e Guttuso, o Ilona Staller eletta nelle liste radicali che al suo esordio si presentò con Moana Pozzi in Piazza Montecitorio che disvelò le sue bellezze statuarie, e nei suoi discorsi in aula chiamava tutti ”cicciolino” fino a che nessuno ci fece più caso.
    Difficile dire chi manchi, e ognuno raccontato con l’immediatezza della presa diretta. Biografia, saggio, romanzo, racconto di storico che ha il baluginare della vita vera nelle sue pagine mai noiose sempre brillanti, quasi pirotecniche come il suo autore che come ogni giornalista d’agenzia è sempre preso dalla corsa del quotidiano e non coglie che sta facendo la storia. Bene che ogni tanto si ricordi di poterla condividere con i ”nipoti” come ha generosamente fatto Nanni. (ANSA).
   


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