Monito Ue su fisco e riforme. E ora Draghi forza la mano: chiudere i dossier in un mese

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Il presidente del Consiglio Mario Draghi incassa la sponda della Commissione europea per imporre un timing stretto ai partiti di maggioranza su ddl Concorrenza e delega Fiscale. In tre settimane il premier punta a chiudere i due dossier. È la tabella di marcia fissata da Palazzo Chigi. Ma l’Ue è in pressing sull’Italia anche su Irpef, debito e deficit, secondo le raccomandazioni della Commissione europea all’Italia che verranno presentato oggi. Nell’autunno 2022 e non in primavera, in base alle medesime anticipazioni, la Commissione valuterà eventuali ma ancora tutt’altro che certe procedure per i disavanzi eccessivi. L’invito è piuttosto a ridurre deficit e debito dopo il 2023.

I provvedimenti sono però mine sulla strada dell’esecutivo. Ma anche pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza. «L’Italia deve limitare la crescita della spesa corrente al fine di una riduzione credibile e graduale del debito. Quindi espandere gli investimenti pubblici per la transizione verde e digitale e infine attuare la legge delega fiscale rivedendo le aliquote marginali e allineando i valori catastali ai valori di mercato», si legge nelle anticipazioni di Repubblica, che parla di taglio delle aliquote Irpef più alte e del cuneo fiscale e di revisione del catasto.

Un assist per Draghi arriva dal commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni che in un’intervista a la Stampa mette in guardia: «I partiti non frenino sulle riforme, senza il Recovery si rischia la recessione. Finito il tempo dei sostegni di ogni tipo, prima di pensare ad altro debito comune occorre far funzionare il piano attuale. Ci si trova in un mondo molto diverso da quello di tre mesi fa. Oltre a distruggere l’Ucraina l’invasione russa ha cambiato verso all’economia mondiale. Si potrebbe dire che senza l’attuazione del Recovery Plan l’Italia rischia la recessione».

Il messaggio è chiaro: senza riforme l’Italia perderà i fondi del Pnrr. Il doppio assist europeo spinge Draghi a forzare la mano su concorrenza e delega fiscale. Il primo scoglio per Draghi è la riforma delle concessioni balneari. La linea del capo dell’esecutivo è netta: «Si deve correre o si ricorre alla fiducia». Il provvedimento è fermo in commissione Industria del Senato. La partita sulla Concorrenza va chiusa entro il 31 maggio. Il premier ha inviato una lettera al presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati per calendarizzare le votazioni. Domani è già in programma la conferenza dei capigruppo: il via libera, in prima lettura, al Senato potrebbe arrivare già entro venerdì. Non ci sono margini di mediazione: il testo è chiuso. Al netto dei malumori di Fi e Lega che spingono ancora per un’ultima trattativa. La pattuglia azzurra dei ministri si è allineata alla posizione di Draghi. Il ddl Concorrenza, già dalla prossima settimana, passerebbe alla Camera dei Deputati per il via libera senza modifiche. Più in salita il cammino della legge delega sul Fisco.

Nelle raccomandazioni della commissione si riaffaccia il tema di allineare «i valori catastali ai valori di mercato». E su questo la Lega è sulle le barricate. Un accordo di massima in maggioranza è stato raggiunto. Ma esistono ancora punti da limare. E si attende la convocazione di un vertice tra i capidelegazione martedì prossimo, dopo aver chiuso la partita sul Ddl Concorrenza nel passaggio a Palazzo Madama. Il dossier delega Fiscale va approvato, per rispettare le indicazioni della commissione, entro il 30 giugno. Ma Draghi punta ad incassare il via libera entro metà giugno.


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