Mondo del cinema a Franceschini, chiusura ingiustificata

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(ANSA) – ROMA, 25 OTT – ”Signor Ministro, la decisione del
Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte e del
governo di procedere fino a tutto il mese di novembre alla
chiusura di cinema, teatri e sale da concerto ci lascia
attoniti, sorpresi e fortemente critici pur conoscendo il suo
impegno a favore della cultura e dei lavoratori dello
spettacolo. E’ quanto si legge in una lettera al ministro Dario
Franceschini che vede tra i primi firmatari: 100 Autori, AFIC
(Associazione Festival Italiani di Cinema), ANAC (Associazione
Nazionale Autori Cinematografici), Casa del Cinema di Roma,
SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici
Italiani), SNCCI (sindacato Nazionale Critici Cinematografici
Italiani), Gianni Amelio, Pupi Avati e Marco Be.
    “Nell’attuale situazione sanitaria – proseguono -, di cui
siamo ben consapevoli come cittadini e operatori del nostro
settore, capiamo che la salute è un bene primario da tutelare ad
ogni costo. Sappiamo però altrettanto bene che la cultura è un
bene altrettanto primario e che azzerarne oggi una parte
fondamentale come quella dello spettacolo è un’azione a nostro
avviso priva di logica e utilità. È comprovato infatti che tra
le attività di socializzazione, grazie proprio ai severi
protocolli sanitari che dallo scorso maggio regolano le
proiezioni e gli spettacoli, Cinema e Teatri sono i luoghi più
sicuri, dove non si sono registrati casi di contagio. Lo
testimoniano i dati forniti ancora di recente dall’Agis, le
centinaia di proiezioni svoltesi in sicurezza alla Mostra del
cinema di Venezia e ancora, proprio in questi giorni, che hanno
coinciso con una preoccupante crescita di nuovi contagi, alla
Festa del Cinema di Roma dove non sono stati registrati focolai.
    Addirittura la chiusura sarà a nostro parere controproducente
perché l’eliminazione degli unici presidi di socialità sicuri,
alternativi alla movida di strada e alla convivialità dei locali
di ristorazione, comporterebbe il disorientamento di quella
parte della popolazione che è meglio sta reagendo alla crisi
pandemica”. (ANSA).
   


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