Mascherine sotto inchiesta. I contratti protetti da “ragioni di sicurezza”

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Commissioni da 72 milioni di euro e 4 indagati. Nei giorni scorsi, la Procura di Roma ha chiesto al Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di acquisire la documentazione relativa ai contratti di forniture di Dispositivi di Protezione Individuale sottoscritti dall’Ufficio del Commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, con alcune aziende cinesi. Il fascicolo riguarda le commissioni da 72 milioni di euro spesi per l’importazione di 801 milioni di mascherine, ordinati a tre ditte cinesi: sotto inchiesta sono finiti anche un ex giornalista e il capo di una delle società coinvolte nelle indagini.

La guardia di finanza he effettuato perquisizioni nelle società e acquisito documenti nella sede della Protezione Civile, mentre la Struttura Commissariale ha consegnato tutta la documentazione relativa ai contratti di forniture. Sia la Protezione Civile, che il Commissario all’emergenza risultano estranei all’indagine. Il nome di Arcuri, che ha fornito la massima collaborazione, sarebbe stato “speso” a sua insaputa da parte di uno degli indagati, che cercava un canale privilegiato per “ottenere la commessa in cambio di una provvigione milionaria“.

Ma sui contratti delle forniture aleggia ancora il mistero. Secondo quanto riporta Il Tempo, infatti, sembra non ci sia modo di accedervi e visionarli: “Se con procedura prevista dalla legge si chiede un accesso ai contratti firmati, la risposta è sempre no, perché su ognuno di quei testi calano le nebbie per ‘ragioni di sicurezza nazionale’“. Il quotidiano è però riuscito a recuperare l’elenco dei contratti, indicati con data, firma, nome del forniture, numero e prezzi dei dispositivi acquistati. E dopo averli visionati, li ha confrontati tra loro. “Ci sono differenze abissali nella fornitura degli stessi identici dispositivi di protezione individuale, anche quando si tratta dei più semplici”, spiega Franco Bechis, sottolineando come le mascherine siano state acquistate a un prezzo di 0,36 euro nel mese di aprile, in piena emergenza, e a 0,87 euro a luglio. Non risultano bassi nemmeno i costi pagati alle aziende finite nell’inchiesta della procura di Roma. Il Tempo rivela che operazioni simili emergono anche per altre forniture effettuate dalla struttura del Commissario all’emergenza: per le mascherine FFP2, i prezzi vanno da 1 euro fino ai 2,85, passando per i prezzi del fornitore cinese finito sotto inchiesta (2,16 e 2,20 euro). Stesso discorso anche per le mascherine FFP3, che sono state fornite a 3,4 euro e a 4,85 (queste ultime cifre riguardano le due ditte cinesi).

Si tratta di prezzi che variano sensibilmente tra loro. Differenze che, da un lato, possono essere attribute ai presunti illeciti effettuati dalle ditte sotto inchiesta, ma che dall’altro risultano inspiegabili, soprattutto perché, non avendo accesso ai contratti, non possono essere visionate le possibili clausole, che potrebbero aver fatto variare il prezzo delle singole forniture.



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