L’urlo di Mattarella: basta femminicidi. Berlusconi: pagano il prezzo più alto

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Un anno di pandemia chiuso tra due celebrazioni dell’8 marzo, con il suo pesante bilancio di morti (oltre 100mila). Il presidente Sergio Mattarella, però, inizia il suo messaggio per celebrare la festa delle donne dalla piaga del femminicidio. Un’altra strage che fa paura e che dice molto della condizione delle donne e delle discriminazioni che l’altra metà del cielo è costretta a subite. «Sharon, Victoria, Roberta, Teodora, Sonia, Piera, Luljeta, Lidia, Clara, Deborah, Rossella». Mattarella, la voce grave, elenca uno per uno i nomi delle 11 donne uccise nei primi due mesi del 2021. E aggiunge: «È un fenomeno impressionante, che scuote e interroga la coscienza del nostro Paese. Dobbiamo respingere le parole di supponenza, quando non di odio o di disprezzo verso le donne. Parole che generano e alimentano stereotipi e pregiudizi ottusi e selvaggi, determinando atteggiamenti e comportamenti inaccettabili». A distanza di 74 anni dall’approvazione della Costituzione, che ha sancito l’eguaglianza e la parità tra tutte le persone, «gli orribili casi di femminicidio ci dicono che la legge, da sola, non basta. Che un principio va affermato, ma va anche difeso e concretamente attuato». Il capo dello Stato ricorda pure i dati di una sconfortante statistica che denuncia come il 70% dei contagi sul lavoro abbia investito le donne. Un dato paradossale visto che la crisi dovuta al lockdown ha colpito soprattutto loro. «L’occupazione femminile – ammonisce il presidente – è tornata indietro. Ai livelli del 2016». E i dati Istat dicono che sono a rischio un milione 300 mila posti di lavoro di donne impegnate in settori particolarmente colpiti dalla crisi. Anche il premier sottolinea l’aspetto economico del dramma offerto dalla disparità di genere. E dice che il Recovery plan può essere uno strumento positivo per correggerla. «Oggi – ricorda Draghi -, per le vittime dei troppi femminicidi e anche come reazione prodotta dalla pandemia, sembra formarsi una nuova consapevolezza che trova un’opportunità straordinaria nel programma Next Generation EU per diventare realtà nell’azione di governo. Tra i vari criteri che verranno usati per valutare i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ci sarà infatti anche il loro contributo alla parità di genere».

Nel celebrare la Giornata delle donne Silvio Berlusconi rivolge un commosso ricordo a Jole Santelli che, dice, «è stata parte da sempre del nostro movimento, è stata la prima donna nella storia italiana eletta alla guida di una Regione del Mezzogiorno». «Ogni residua discriminazione – aggiunge il leader di Foza Italia – non è solo ingiusta nei confronti delle donne ma è una grave danno per il funzionamento della collettività, l’Italia ripartirà e le donne dovranno essere protagoniste sul serio, non solo negli slogan».

E sul valore economico della parità parla anche al presidente del Senato Elisabetta Casellati. «Occorre riconoscere, di fatto – sottolinea – e non solo a parole, che il potenziale femminile è espressione di un valore economico, oltre che sociale: il capitale umano delle donne, che sono la colonna vertebrale della famiglia e della società, vale più di un punto di Pil». Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha intanto annunciato che Montecitorio si è dotato di uno strumento in più per raggiungere la parità di genere. «I dossier sui progetti di legge di iniziativa parlamentare predisposti del Servizio Studi – conferma – avranno al loro interno una sezione sull’analisi di genere».

Intanto bisogna da subito, suggerisce Matteo Salvini, fare qualcosa per l’emergenza economica. «Oltre alla violenza fisica, l’emergenza è anche la mancanza di lavoro – suggerisce il leader leghista -perché senza indipendenza economica non c’è totale e piena libertà. E quindi provvedimenti economici come Quota 100 e come i rimborsi alle lavoratrici, sono ancora più urgenti».

Giorgia Meloni (FdI) pensa alle donne come al migliore motore per la ripresa. Però, avverte, «serve un investimento straordinario sulla famiglia e sulla natalità, vogliamo costruire un welfare a misura di famiglia, introdurre il reddito d’infanzia, mettere in campo strumenti efficaci di conciliazione vita-lavoro».



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