L’out aut del Cts: zone rosse mirate e Regioni blindate

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Autocertificazione per circolare a Milano e Napoli. Forse anche a Genova e Torino e in altre grandi città. Il premier Giuseppe Conte resiste al lockdown nazionale. Inevitabili lockdown chirurgici per almeno un paio di settimane invece nelle aree dove il coronavirus è fuori controllo.

Ma neppure i blocchi locali saranno sufficienti. Sono in arrivo limitazioni della mobilità fra Regioni, sicuramente quelle con l’indice di contagio fuori controllo, e anche all’interno dei territori più colpiti. Ulteriore riduzione della didattica in presenza. Limitazioni anche agli orari degli esercizi commerciali. Conte si è arreso e un nuovo dpcm dovrebbe essere varato già domani.

L’aut aut è arrivato dagli esperti del Comitato tecnico scientifico dopo la lettura degli ultimi dati di ieri che hanno confermato una crescita esponenziale dei positivi e dei ricoveri anche in terapia intensiva: il coronavirus non aspetta i tempi della politica e non concede l’opportunità di valutare se l’ultimo provvedimento varato dal governo il 24 ottobre è in grado o no di rallentare la corsa del virus, come auspicava il premier Conte.

La spinta a sollecitare un parere urgente dagli esperti del Cts è arrivata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, allarmato dall’analisi dell’Istituto superiore di sanità che vede 5 Regioni in piena fase 4 (quella rossa che corrisponde alla perdita totale del controllo sulla diffusione del coronavirus) e comunque 11 Regioni a un passo dalla crisi.

Il premier però deve anche tenere conto del malessere sociale che monta con i disordini che si moltiplicano nelle piazze. Anche quella dell’ordine pubblico è una situazione che rischia di andare fuori controllo e dunque il governo cerca ancora di evitare di tornare a una paralisi totale.

Sul tavolo del governo si valuta l’inasprimento delle misure prese nell’ultimo dpcm. Nel mirino una ulteriore riduzione degli orari dei negozi. Si ripresenta pure l’ipotesi di chiusura dei centri commerciali nel week end già scartata ma che ora appare inevitabile.

In arrivo anche il divieto di spostamento tra le Regioni considerate più a rischio: non si potrà entrare o anche uscire se non per «comprovate esigenze» di lavoro o salute.

Decisioni frutto di un lungo confronto, nella convulsa giornata di ieri, tra i rappresentanti delle forze di governo e gli esperti del mondo scientifico: il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo.

Nella riunione sono stati analizzati i dati della curva epidemiologica in base al lavoro svolto dall’Iss: le Regioni con l’Rt superiore a 2 (Piemonte e Lombardia), la pressione che sale sia per i ricoveri ordinari sia per le terapie intensive. L’allarme dai reparti di rianimazione. È toccato al commissario Domenico Arcuri fare il punto sulle dotazioni sanitarie e le disponibilità delle terapie intensive, spiegando che in alcuni territori non vengono accettati i ricoveri per altre patologie, se non per casi di urgenza non rinviabili. La situazione critica e gli epidemiologi hanno insistito sulla necessità di misure urgenti per ridurre «drasticamente le interazioni fisiche tra le persone».



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