L’opposizione non ci sta: “Il Dpcm è indifendibile”. Ma si divide sulla piazza

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

La tensione è alta, le protesta nel Paese inizia a salire e Giuseppe Conte inizia una due giorni parlamentare tesa a stemperare le tensioni presenti non soltanto con le opposizioni, ma anche all’interno della maggioranza.

Il messaggio del presidente del Consiglio lanciato nel corso del question time è chiaro: «Il Dpcm è necessario per non far sfuggire di mano il contagio». Il richiamo all’unità nell’emergenza, però, non fa breccia nei cuori dell’opposizione che liquida come «indifendibile» il nuovo Dpcm e preme per un voto sulle comunicazioni che il premier farà oggi alla Camera. Sullo sfondo c’è la tentazione della piazza, una via quella della protesta plateale che tanto Silvio Berlusconi quanto Antonio Tajani sconsigliano per non lasciare spazio e strumentalizzazioni e azioni sconsiderate da parte di infiltrati e violenti.

Il Dpcm è finalizzato «da un lato a preservare la tenuta del Sistema sanitario nazionale e dall’altro a scongiurare un lockdown generalizzato che danneggerebbe ancor di più» l’economia del Paese dice Conte in aula. «Siamo consapevoli che sono misure severe ma sono necessarie a contenere i contagi. Diversamente la curva epidemiologica è destinata a sfuggirci completamente di mano». Conte spiega che, allo stato attuale, secondo lo studio dell’Istituto superiore di sanità, in Italia «abbiamo uno scenario di tipo 3. Lo studio prevede possibilità di interruzione di alcune attività particolarmente a rischio, anche su base oraria, possibilità di lezioni scaglionate per la scuola, incremento dello smart working per decongestionare i trasporti».

Le opposizioni però non offrono cambiali in bianco al premier, per l’ennesima volta chiedono di essere coinvolte e invocano un voto in aula. I toni sono diversi tra Forza Italia e le forze sovraniste. «Il Parlamento non vota e Conte fa solo le passerelle» attacca Giorgia Meloni. «Basta con queste pagliacciate della maggioranza che sui giornali si oppone e in Parlamento sta muta. Ci metta la faccia. Il Parlamento non vota. Ci sono troppe proposte sensate e utili fatte da noi in questi mesi e completamente ignorate». Forza Italia, con Anna Maria Bernini fa notare che al premier era stato chiesto di «spiegare, dati alla mano, le evidenze scientifiche che hanno portato a chiudere bar e ristoranti alle 18 e a mantenere invece inalterata la capienza di autobus, tram e metropolitane. Sono dati secretati?». Mariastella Gelmini chiede a sua volta che Forza Italia sia coinvolta «perché ci sono danni indiretti che non riguardano solo chi chiude alle 18, ma tutto l’indotto». Gli azzurri attraverso Giorgio Mulè, il responsabile del dipartimento sport Marco Marin e Paolo Barelli hanno anche ascoltato i rappresentanti dello sport, settore sempre più a rischio sopravvivenza.

La pressione è dunque tutta rivolta verso Giuseppe Conte, con l’obiettivo di stanarlo, di farlo uscire dalla logica della navigazione solitaria e dell’uomo solo al comando e convincerlo ad aprire un tavolo non solo formale con il centrodestra. Un onere che anche alla luce della lettera «aperturista» di Nicola Zingaretti dovrebbe toccare anche ai Dem, tra cui non mancano i mal di pancia. Il centrodestra in questo passaggio non facile cerca di mantenere salda l’unità. Oggi Giorgia Meloni e i parlamentari di Fdi si ritroveranno di fronte al ministero dei Beni culturali per un flash mob dal titolo «Stato di crisi per il settore del turismo». Matteo Salvini, invece, ieri ha manifestato al fianco dei ristoratori colpiti. La tentazione della piazza, insomma, c’è, con Fratelli d’Italia che riflette sull’opportunità di iniziative più forti. La sensazione, però è che alla prova dei fatti i leader riusciranno a presentarsi uniti in Parlamento, senza cadere nella trappola dei distinguo.



Fonte originale: Leggi ora la fonte