Lombardia, così Fontana ha convinto Salvini

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Nella Lega passa la linea-Fontana, nel governo riprende forza Speranza. L’entrata in vigore delle nuove ordinanze, condivise da Palazzo Lombardia e ministero, segna il primo tempo di un partita che è anche politica, e ancora aperta.

Alla vigilia della firma, il Carroccio ha sbandato parecchio. Il leader Matteo Salvini non ha fatto niente per nascondere la sua irritazione, tanto da dichiararsi – prima di un incontro al Pirellone – intenzionato a «capire». «Prima di chiudere io voglio capire» ha detto. Chi ha partecipato al vertice però racconta toni distesi – per quanto possibile – e un atteggiamento generale di grande rispetto e considerazione per Attilio Fontana, il governatore che di tutte queste scelte poi risponde in prima persona. «Alla fine – riflette qualcuno – se mancano i letti… Nessuno vuole rivedere le camionette dell’esercito che portano via le bare».

L’unico vero rilievo avanzato a Palazzo Lombardia, insomma, è stata una gestione troppo accentrata di questa fase. Nella Lega, è vero, resta, seppur sopita, una diversa sensibilità fra «aperturisti» e «rigoristi». E le ha dato apertamente voce anche il senatore (ed ex ministro) Gianmarco Centinaio, che ha rimproverato a Fontana un’eccessiva accondiscendenza nei confronti dei sindaci dei capoluoghi, soprattutto del Pd. Ma va detto che una diversa sensibilità è anche fisiologica, in un partito del 30%, il primo in Italia nelle ultime elezioni, che deve mediare fra esigenze differenti. I «borbottii» interni al partito adesso paiono essersi placati, complice anche un resoconto sanitario che ha ulteriormente alzato il livello della tensione, soprattutto su Milano. Ieri qualche voce già si è alzata a chiedere nuove misure, la posizione di Attilio Fontana dunque si è concretizzata come una ragionevole mediazione fra le esigenze della sicurezza sanitaria e quelle di un’economia che non vuol essere soffocata. «Il mio punto di vista non cambia – spiega il presidente della commissione Attività produttive del Pirellone Gianmarco Senna, che fin dall’inizio aveva lealmente avanzato dubbi sul coprifuoco – Ci sono esigenze diverse e quando si fanno scelte che intaccano l’economia è una cosa delicata. Però non dimentichiamo che nel corso della prima ondata, chi ha preso sottogamba la situazione ha rischiato di peggiorarla. Ora abbiamo un’esperienza che permetterà di far meno errori. Dobbiamo avere fiducia, e parla uno che è vicino alle imprese. Facciamo sacrifici oggi per evitarne di peggiori domani. In primavera Fontana è stato messo in croce ma aveva ragione lui, penso che si sia conquistato la nostra fiducia umana e politica. Piuttosto spetta al governo fare qualcosa per supportare le aziende che tengono in piedi il Paese».

La Lega attacca il Comune di Milano – in particolare le incertezze del sindaco Beppe Sala sul trasporto pubblico e la viabilità – e incalza il governo sulle sue inefficienze. Anche nell’esecutivo, intanto, si prendono la loro rivincita i «rigoristi» di sinistra, a partire dal ministro della Salute Roberto Speranza, dopo che l’andata – il Dpcm – si era chiuso con l’adozione di misure tutto sommato «soft».



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