L’isola delle rose, storia incredibile ora è film

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(ANSA) – TORINO, 27 NOV – ”Stavo cercando una voce
scientifica per ‘Smetto quando voglio 2’, quando mi sono
imbattuto in ‘L’isola delle rose’ e ho così scoperto questa cosa
straordinaria che non conoscevo e mi sono detto: perché mai non
ci hanno fatto un film?”. A parlare così de L’INCREDIBILE
STORIA DELL’ISOLA DELLE ROSE è Sidney Sibilia regista di questo
lungometraggio, co-produzione internazionale di Groenlandia e
Netflix che lo distribuirà dal 9 dicembre. Scritto dallo stesso
regista con Francesca Manieri, il film racconta appunto la
storia vera, per quanto incredibile, di Giorgio Rosa e dello
stato indipendente che fondò nel 1968 al largo di Rimini.
    Una mini nazione che incarnò alla stesso tempo l’utopia e il
sogno di una generazione. Un sogno durato però molto poco perché
la Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose fu fatta
brillare l’11 febbraio del 1969 dallo Stato Italiano.
    Tutto parte dalla mente di un giovane ingegnere più che
visionario, Giorgio Rosa (Elio Germano), che decide di costruire
un’Isola al largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali.
    L’idea era quella di creare un mondo a parte, in cui la libertà
individuale era il valore assoluto. In questa impresa insieme a
lui c’erano il suo miglior amico Maurizio (Leonardo Lidi), un
misterioso naufrago (François Cluzet), un animatore delle notti
romagnole (Tom Wlaschiha) e una ventenne romantica in cerca di
lavoro (Violetta Zironi).
    E poi c’è Gabriella (Matilda De Angelis), avvocato di diritto
internazionale, che diventerà moglie e compagna di vita di
Giorgio Rosa.
    “La forza delle banda – dice Sibilia – si vede tutta in ‘Smetto quando voglio’ qui, invece, quello che conta è la forza
del singolo. Nel 1968, mentre tutti volevano cambiare il mondo,
Rosa se lo costruiva”.
    Elio Germano straordinario, come sempre, e perfetto nel
dialetto romagnolo, fa un bel distinguo tra il mondo del ’68 e
l’oggi: “Una delle cose che mi ha colpito di più parlando con i
reduci di quell’avventura è il fatto che allora si faceva a gara
nel distinguersi, nel fare le cose più strane, mentre ora tutti
tendono ad omologarsi e ad avere più like”. (ANSA).
   


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