L’ira delle Regioni: “Il governo ci ascolta, ma poi fa quello che vuole”

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L’idea del governo Conte è quella di scongiurare, per quanto possibile, l’eventualità di dover fare un nuovo lockdown nazionale. Il confronto tra Stato e Regioni, tenutosi questa mattina, è stato “molto serrato” proprio perché l’esecutivo Conte sembrava propenso a lasciare maggior autonomia agli enti locali.

Le Regioni, invece, hanno chiesto di prendere provvedimenti su scala nazionale, non differenziati perché il contesto epidemiologico è molto simile in tutta Italia. “Anche le Regioni che ora sono messe meglio di altre, entro in pochi giorni, con questa curva, si troverebbero nelle stesse condizioni”, spiega a ilGiornale.it uno dei governatori che ha partecipato all’incontro. Secondo quanto ci risulta, a parte il governatore della Campania Vincenzo De Luca, nessuno ha ipotizzato un lockdown nazionale e, anzi, anche l’idea di bloccare la circolazione tra le Regioni è stato valutata poco efficace e assai difficile da far rispettare. Le altre proposte sono note: chiusura dei centri commerciali nel week-end, armonizzazione degli orari di tutte le attività commerciali che finirebbero di lavorare alle 18 come i bar e i locali di ristorazione. Oltre a questo vi sarebbe un ulteriore incremento della didattica a distanza che, secondo alcuni, potrebbe riguardare anche le scuole elementari.

Tante idee, ma tra i governatori circola un senso frustrazione notevole. “Vede il governo fa finta di interloquire con noi, ma poi alla fine fa sempre quello che vuole”, ci dice una nostra fonte interna. “Il governo prende, ci passa la palla, ascolta e poi fa sintesi per cercare di capire se ci sono proposte, anche con l’aiuto di chi presiede la conferenza delle Regioni o l’Anci e l’Upi. Dopo di che ci dice: aggiorniamo a domani, intanto ci riflettiamo e poi vi facciamo sapere…”, ci dice un governatore di centrodestra che, poi, aggiunge: “Domani non arriveranno con un pezzo di carta per dirci: ‘Stiamo pensando di fare questi provvedimenti…’. No, come è avvenuto per tutti i Dpcm, il testo non lo vedremo….”. E, infine, l’amara conclusione: “Passiamo la giornata a dare indiscrezioni giornalistiche, inseguire proposte, però, alla fine, nemmeno noi conosciamo il contenuto del testo…”



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