Licia Colò, con Eden torno in campo per il pianeta

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“Il Festival di Sanremo? Non so ancora se ci sarà scontro diretto, ma ormai andiamo contro tutto e tutti: al debutto avevamo Maria De Filippi, Carlo Conti e pure una replica di 007 che io stessa avrei voluto vedere. Ormai la tv è così ogni sera. Per fortuna oggi i programmi li puoi rivedere anche con calma quando vuoi”. Da sempre paladina dell’ambiente, da oltre trent’anni tra i volti più amati della tv, Licia Colò è tornata in campo per raccontare la madre Terra, ogni sabato sera, con “Eden – Un pianeta da salvare”, il programma di La7 che quest’anno festeggia la sua terza stagione, la seconda al tempo del Covid.
“La pandemia ci ha segnato un po’ tutti – racconta all’ANSA – Ma dopo tanto tempo non si può più continuare a parlare di stato emergenziale. Il nostro lavoro si è complicato, ma l’entusiasmo è lo stesso. Abbiamo imparato a fare di necessità virtù e quest’anno con Eden ci concentriamo un po’ di più sull’Italia.
In fondo, in un momento in cui non si può ancora viaggiare molto è anche un modo per scoprire luoghi vicino casa che magari non conosciamo”. Così questa settimana si andrà in Sardegna, a Bosa, antica città regia nel 1700 e nel Parco Nazionale del Gran Sasso, tra borghi come Santo Stefano di Sessanio abitato d’inverno solo da un centinaio di persone, ma sempre più meta di villeggiatura estiva, per arrivare poi in Libano. Si diceva, almeno all’inizio della pandemia, che l’allarme planetario per il Covid avrebbe sensibilizzato di più le persone sui temi del green e dell’ambiente. “Non so, sinceramente”, riflette la Colò, che ogni domenica pomeriggio è anche su Tv2000 alla guida de “Il mondo insieme”. “A volte – dice – penso sia un peccato che debba continuare a occuparmi di questi temi: vuol dire che dall’89, quando proposi per la prima volta L’arca di Noè, non è cambiato molto. Ci si riempie più spesso la bocca di parole come green, ecologia, ecocompatibile. Ma sembra più facciata che sostanza.
Anche in tv, i veri programmi sull’ambiente quanti sono? Due-tre al massimo. A volte poi ho l’impressione che si accendano delle luci per spegnerne altre. Mi chiedo, ad esempio, se è giusto spostare l’attenzione sul problema, che sono sicura esista, del consumo dell’energia delle mail che spediamo dalla questione delle perforazioni per il gas nel Mar Adriatico. Io poi non sono per la caccia alle streghe, ma per trovare un equilibrio.
L’ambiente si aiuta anche combattendo gli sprechi inutili: non c’è bisogno di alzare i termosifoni a 25 gradi e poi girare in casa in canottiera a gennaio”.
E i ragazzi della generazione Z, quella di Greta Thunberg, che ci avevano fatto ben sperare scendendo in piazza per il futuro del pianeta? “Durante la pandemia ho visto coetanei di mia figlia Liala, che ha 16 anni, rifugiarsi completamente nei social – risponde lei – Il web è un mezzo importante, ma utilizzato senza intelligenza rimbambisce e impoverisce.
Piuttosto mi chiedo, perché uno di quegli influencer da milioni di follower non sposa in prima persona certe tematiche, promuovendo le pratiche virtuose per l’ambiente? I ragazzi dei Fridays For Future, forse per colpa del Covid, oggi sembrano un po’ messi da parte. Ma non nascondiamoci: loro possono essere la miccia, il cambiamento va alimentato con scelte importanti dei governi”. I dati dicono che i Paesi guidati da donne sono spesso più attenti al green e tra poco in Italia si sceglierà il nuovo presidente della Repubblica. C’è da auspicare l’arrivo della prima donna al Quirinale? “Non mi importa se il prossimo presidente sarà un uomo o una donna, ma voglio che sia una persona di valore – risponde lei – Certo, se poi fosse anche una donna sarei più contenta, ma non partirei da lì come criterio. Personalmente non sono neanche per le quote rosa, anche se capisco che per smuovere certe situazioni incancrenite qualche stratagemma bisogna pur inventarlo”. 
   


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