“Licenziamenti, quanti oneri burocratici per le aziende”

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Dopo due anni di stop ai licenziamenti, dal 1° gennaio le aziende sono nuovamente libere di licenziare per ragioni economiche/oggettive e di avviare ristrutturazioni del proprio organico. La legge di Bilancio 2022 ha tuttavia introdotto alcune importanti novità.

Avvocato Laura Papa, oggi le aziende possono legittimamente licenziare senza incorrere in sanzioni?

«Sì. Gli imprenditori, indistintamente dal settore produttivo e dall’utilizzo o meno di eventuali ammortizzatori sociali, possono recedere dal rapporto di lavoro per ragioni economiche/organizzative. Contestualmente è stata introdotta una procedura molto onerosa per la cessazione delle attività delle grandi imprese, che ha già prestato il fianco a molte critiche, perché appesantisce con ulteriori formalità e burocrazia le aziende, rendendo sempre meno appetibile il nostro paese a possibili investitori stranieri».

Cosa cambia per i licenziamenti?

«Con la Legge di Bilancio 2022 sono state invece introdotte novità per i licenziamenti collettivi, che interessano più di cinque dipendenti in un arco temporale di 120 giorni. L’azienda deve preventivamente informare le organizzazioni sindacali e avviare la relativa procedura di consultazione, tutta la procedura si esaurisce in settantacinque giorni. L’inosservanza delle regole può causare la nullità dei recessi».

Quali sono le nuove procedure per i licenziamenti collettivi?

«La Legge di Bilancio 2022 ha introdotto una nuova procedura per la cessazione delle attività produttive delle grandi imprese, piuttosto complessa e onerosa. La finalità perseguita è ufficialmente – quella di contrastare le delocalizzazioni, tuttavia, la norma riguarda tutti i casi di cessazione. Affinché si applichi la nuova procedura occorre invece che il datore di lavoro nell’anno precedente abbia occupato in media più di 250 lavoratori e che intenda procedere alla chiusura di una sede ubicata sul territorio nazionale. La nuova disciplina introduce oltre a una procedura di informazione e consultazione, simile a quella già vigente per i licenziamenti collettivi, il gravoso onere per i datori di lavoro di redigere un piano per limitare le ricadute occupazionali ed economiche derivanti dalla chiusura, entro 60 giorni dall’avvio della procedura e della durata massima di 12 mesi. Il pacchetto delle sanzioni in caso di mancanza del piano o di sua irregolarità è molto vario e oneroso e i licenziamenti intimati prima del completamento della procedura sono nulli, con la conseguente reintegra dei lavoratori».


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