L’emergenza economia finita fuori dal radar

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La Commissione europea vede nero per l’economia dell’Eurozona nel 2020 che cala del 7, 8%. Essa risalirà solo del 4,2 nel 2021, lasciando sul campo un 3,6 da recuperare negli anni successivi. La maglia nera spetta all’Italia, il cui Pil (prodotto interno lordo) quest’anno si riduce del 9,9%. La pandemia ci ha colpito gravemente, ma la Francia che è in situazione peggiore ha una decrescita del 9,4. E la Spagna, la cui pandemia sta generando danni gravissimi all’economia, ha una decrescita del Pil minore dell’Italia ed anche della Francia. La Germania che, in quanto stato federale ha un sistema sanitario decentrato, sa controllare meglio la pandemia, perché adotta un sistema differenziato, basato sulla conoscenza del territorio, delle autorità regionali e locali. La sua decrescita economica è il 5,6. L’anno prossimo ha un recupero del 3%. Il «gap» che lascerà agli anni seguenti è solo il 2,6%. Va anche aggiunto che prima della pandemia, l’economia italiana era comunque il fanalino di coda dell’Eurozona.

La nostra sinistra di governo, Pd e 5 Stelle, ha puntato costantemente sulla spesa corrente e non su quella di investimento, ha ingessato il mercato del lavoro, ha aumentato la tassazione immobiliare frenando l’edilizia civile mentre ristagnava quella delle opere pubbliche.

La produttività del lavoro in Italia fra il 2014 e il 2019 è aumentata solo dello 0,3% contro la crescita media dello 1,3% dell’area europea. La sinistra italiana, che ha di sé stessa una concezione di superiorità politica, sociale e morale dovrebbe spiegare perché durante i suoi governi il capitale umano dei lavoratori è stato così poco valorizzato, dando luogo al rischio che l’Italia non possa garantire ad essi un salario di livello dignitoso.

Questo costringe centinaia di migliaia di italiani qualificati ad emigrare all’estero. Ciò mentre abbiamo importato immigrati con bassa o nulla qualificazione senza preoccuparci di dar loro maggiori competenze. È evidente che la regolamentazione attuale del mercato del lavoro blocca lo sviluppo della produttività, assieme al sistema tributario, dotato di aliquote progressive che la opprimono anziché incentivarla e premiarla.

Più in generale, si pone, una domanda: che cosa fa il governo, per l’economia a parte i bonus per pagare le chiusure? La politica di sviluppo economico, manca totalmente. Gli investimenti pubblici già teoricamente approvati sono bloccati; il governo non sembra stia intervenendo, con procedure ad hoc.

Non esiste una programmazione degli investimenti pubblici, non esiste una politica industriale. Non esiste neppure una politica di intervento per la ricostruzione delle aree terremotate. L’emblema della Caporetto economica del governo di sinistra vigente è lo stabilimento di elettro domestici Whirpool di Napoli, di cui il governo sembra essersi dimenticato. Eppure esso dispone di Invitalia, impresa pubblica, di rilancio degli investimenti. I cinesi han comperato e gestiscono con successo l’impresa di elettrodomestici Candy. Ed è possibile rilanciare Whirpool di Napoli, mediante tecnologie innovative di intelligenza artificiale. Ma forse il compito prioritario del governo della nuova sinistra, per la politica di sviluppo, è quelli di finanziare i monopattini.



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