Le Regioni stufe dei rinvii vanno in ordine sparso

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E se Roma tentenna succede che le Regioni si stufano. Call una dopo l’altra, tavoli aperti e subito chiusi, decisioni che arrivano sempre in ritardo. È la giornata in cui i governatori perdono la pazienza, stremati dalle mediazioni centrali senza fine. Dai rimpalli tra Palazzo Chigi e i ministeri e tra i ministeri e gli scienziati del Cts. Ora basta. Parte in quarta il presidente che non t’aspetti. Proprio lui, Nicola Zingaretti. Che in quanto segretario del Pd, del governo è uno degli azionisti di maggioranza. La sua sortita lascia di stucco il cerchio magico dell’avvocato Conte. E non fa che avvalorare i sospetti di uno Zinga mandante occulto delle minacce di Matteo Renzi. «Se non ci sarà un provvedimento del Governo, il Lazio nelle prossime ore prenderà un provvedimento regionale che riguarderà tutto il periodo delle Feste natalizie – sbotta il segretario dem e governatore del Lazio in mattinata – ma confido che oggi questo capitolo si chiuda con l’approvazione di un provvedimento nazionale». Di certo un bel segnale a Conte da parte del leader di uno dei due partiti più importanti della maggioranza che sostiene il governo. Zingaretti provoca l’accelerazione nell’esecutivo verso la linea dura: «È evidente che da noi nel Lazio la zona gialla ha funzionato, ci siamo rimasti sempre, questo è positivo – spiega – ma durante il periodo delle Feste, in cui aumenta la frequentazione delle persone, non basta più: è inutile che giriamo attorno al problema. Rischiamo che gennaio e febbraio possano diventare drammatici. Bisogna intervenire». Frasi che si abbattono come una sassaiola sul Conte temporeggiatore.

Dopo la decisione del presidente del Veneto Luca Zaia di bloccare la mobilità tra i Comuni, incalza anche Vincenzo De Luca dalla Campania. Così se a Roma sono pronti a derogare agli spostamenti tra i comuni al di sotto dei 5mila abitanti, allora lo Sceriffo fa subito il contrario. «Non ci sarà la mobilità per i comuni sotto i 5mila abitanti, faremo un’ordinanza che lo vieta», annuncia De Luca durante l’ultima delle sue pirotecniche dirette Facebook. La Campania adotterà la linea dura a partire da questo fine settimana. «Faremo credo anche questo fine settimana qualche ordinanza per bloccare la vendita di alcolici e per bloccare il consumo di alcolici e di qualunque altro genere di consumo in pubblico», aggiunge il presidente campano. Tra i governatori stavolta prevale il fronte rigorista, che la fa da padrone anche durante la riunione con il ministro delle Autonomie Francesco Boccia e quello della Salute Roberto Speranza, convocata per illustrare le misure del dpcm natalizio.

Tutto questo mentre si arricchisce di un nuovo capitolo la polemica sulla ripartizione dei vaccini tra le regioni. Dopo le proteste di De Luca che chiede l’assegnazione delle dosi in base alla popolazione, arriva la scivolata dell’europarlamentare leghista Angelo Ciocca. L’esponente del Carroccio intervenendo in una trasmissione di Antenna 3 dice che «se si ammala un lombardo vale di più». Non contento aggiunge: «Sì, è un dato di fatto. Se si ammala un lombardo, economicamente, da imprenditori, vale di più rispetto a un laziale». In un’intervista a Radio Capital rimarca il suo pensiero: «Per me vale di più un lavoratore, un magazziniere, un commesso, un imprenditore lombardo rispetto a un ministeriale romano». In sintesi: «Un lombardo vale più di un laziale perché paga più tasse». Reagisce il governatore del Lazio Zingaretti, bollando come «delirante e offensiva» la frase di Ciocca. Il leader della Lega Matteo Salvini prova a spegnere le polemiche: «Ogni vita, è sacra e non può avere un prezzo, né distinzione sociale, geografica o economica. Il resto sono sciocchezze».



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