Le chat di fuoco contro Conte: “Ecco perché non può reggere”

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Non si placano le battaglie all’intero del governo, che mette in mostra nuovamente tutte le sue fragilità e le spaccature soprattutto sulla questione relativa al Meccanismo europe di stabilità. A provocare la forte reazione della Partito democratico sono state la parole di Giuseppe Conte, che nel corso della conferenza stampa per illustrare il nuovo Dpcm ha sottolineato le criticità legate all’eventuale utilizzo dei fondi dello strumento. L’irritazione per il nodo formatosi è palpabile: le chat interne dei gruppi dem nelle scorse ore sono esplose, con qualche sospetto nei confronti di Roberto Gualtieri. Qualcuno teme che tra il ministro dell’Economia e il premier si sia consolidato un asse anti-Mes, mentre viene reputato come “un dato di fatto” che il titolare del Mef si stia muovendo in maniera del tutto indipendente ripetto alla linea del partito.

Quando su una vicenda come il Mes sono usciti, nell’ordine, il segretario del partito, i capigruppo, i presidenti di regione e i sindaci e tu dici nì, che reazione ci si può aspettare? Ci sono dati oggettivi“, fa notare un deputato dem di primo piano interpellato dall’Agi. E l’esponente del Pd coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, invitando a non parlare della preoccupazione per lo stigma sul piano europeo: “È una stupidaggine. Abbiamo aumentato i titoli di stato di 100 miliardi e ci si preoccupa dei 36 miliardi di Mes Sanitario?“. Il parlamentare non ci sta ed è fermamente convinto del fatto che Gualtieri sia “molto condizionato dalla struttura interna del Mef“. Da qui il timore, da parte di qualcuno del gruppo di Montecitorio, che si stia formando un asse con il presidente del Consiglio, a sua volta preoccupato dalla tenuta del gruppo grillino. Viene tirato in ballo anche Alessandro Di Battista, accusando il capo della maggioranza giallorossa di essersi avvicinato troppo alle posizioni dello storico attivista del Movimento 5 Stelle: “Il Paese una ‘Dibattistizzazione’ di Conte non la regge in questo momento“.

“Conte banale”

Dal Partito democratico invitano pertanto a ragionare sul Mes senza alcun pregiudizio o ideologia, a cominciare dai termini che vengono usati: “Fino a qualche mese fa non si parlava di altro che di Mes sanitario: sappiamo quanto a Palazzo Chigi siano attenti ai termini da utilizzare“. Da molti è stato visto come un escamotage per indirizzarlo sulla riorganizzazione del sistema sanitario e dunque per giustificarne un eventuale utilizzo. “Ora il Mes Sanitario è tornato ad essere solo Mes, tra l’altro in modo sbagliato essendo privo di qualsiasi condizionalità“, osserva un senatore a Montecitorio. Che aggiunge: “Non si può dire che 36 miliardi sono sostitutivi e non aggiuntivi, perchè è una bugia: sono cose che un Paese decide per conto suo, non le impone l’Europa“. Viene dunque sollecitata un’attenta riflessione sul tema, alla luce – ad esempio – delle interminabili code per fare un tampo ai drive in. Nel frattempo è stato chiesto al ministro Speranza e al viceministro Sileri di dare vita a un efficace piano per l’ammodernamento della rete sanitaria territoriale e ospedaliera proprio con l’ausilio del Mes: “Lo abbiamo fatto con un voto in Parlamento. Invece ci scontriamo con pregiudizi ideologici. Siccome questo è uno degli strumenti per la gestione della pandemia, occorre agire senza ideologie“.

Parole dure arrivano anche da parte di Ettore Rosato, che spinge per il ricorso ai fondi del Meccaniso europeo di stabilità al fine di ottenere una sanità più efficiente e abbassare gli oneri per lo Stato: “Questo strumento potrebbe soddisfare l’esigenza di finanziare meglio il nostro debito e influire positivamente sulle spese che già sosteniamo. Mi auguro che quella di Conte non sia stata una scelta, ma solo una singola affermazione populista e banale“. L’auspicio del coordinatore nazionale di Italia Viva è che venga invertita definitivamente la rotta grazie all’intergruppo parlamentare trasversale di recente costituito e a cui hanno aderito, oltre ai renziani, molti esponenti del Pd, di Forza Italia e anche del M5S: “Chiediamo che si apra una discussione politica nella maggioranza e nel Parlamento per attivare il Mes e non restituirlo al mittente“.

“Governo diviso su tutto”

Le crepe tra i giallorossi sono sempre più evidenti, e continuano ad accentuarsi sia a Roma sia a Bruxelles. Da una parte Partito democratico e Italia Viva stanno effettuando un pressing su Conte per incassare il via libera; dall’altra i pentastellati tornano a porre il veto considerando il fondo salva-Stati “non come una borsa piena di soldi che ci stanno regalando per costruire nuovi ospedali o nuove terapie intensive“. La spaccatura è stata palese al Parlamento europeo: gli europarlamentari 5 Stelle hanno votato contro, insieme alla Lega, alla relazione sulle politiche economiche dell’area Euro per il 2020 che caldeggia l’utilizzo del Mes, ritenuto invece uno strumento inadeguato. L’emendamento proposto dagli eurodeputati Marco Zanni (Lega) e Gunnar Beck (Alternative fur Deutschland) ha incassato il sostegno anche della delegazione di Fratelli d’Italia e del resto del gruppo parlamentare di Identità e Democrazia, ma è stato bocciato dalla larga maggioranza dell’Aula (555 contrari e 119 favorevoli).

Il grillino Piernicola Pedicini tiene a ribadire: “La nostra posizione sul Mes non è cambiata. Tutta la delegazione è compatta e convinta contro questo strumento che appartiene all’Europa del passato“. L’attacco della Lega non si è fatto attendere: “Anche a Bruxelles la maggioranza che sostiene il governo Conte, anziché fornire risposte certe o dare garanzie alle categorie che da tempo attendono sostegno, è divisa su temi importanti che riguardano il futuro del Paese“. Una dimostrazione di come i giallorossi siano totalmente inadeguati e “uniti solo dalla difesa delle poltrone“. “L’Italia merita di meglio“, tuonano gli europarlamentari del Carroccio Marco Zanni e Marco Campomenosi.



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