Le anomalie al tempo del Covid

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Volta la carta. Il virus sta sparigliando le certezze della politica. Chi sta con chi? È strano vedere la Lega e il sindacato da una parte e la sinistra e Confindustria dall’altra. Il merito, o la colpa, è del presidente Carlo Bonomi. L’idea è di sospendere dal lavoro, senza stipendio, chi si ostina a rifiutare la puntura. Le aziende sarebbero pronte alla vaccinazione di massa e a quel punto non ci sarebbero più scuse per i recalcitranti. È una sorta di esilio civile. Maurizio Landini, segretario della Cgil, parla di colpo di sole. Non è il solo. Sul confine dei divieti si stanno creando alleanze inattese.

È in questo clima che ogni giorno qualcuno alza la posta. La proposta di Bonomi viene letta come una provocazione. È però il segnale che c’è una sorta di partito del «passaporto pesante». È un fronte radicale. Sono tutti quelli che sostengono di fatto l’obbligo di vaccinazione. Come sostiene il ministro Speranza: «Non sono ammesse ambiguità».

Il passaporto sanitario come una nuova frontiera, con gli orizzonti capovolti. Se sei favorevole sei illuminato, se ti mostri timidamente scettico cadi nella bolgia dei miscredenti. La scienza sbandierata come religione. Il vaccino è la strada più veloce per uscire dalla pandemia, ma si può essere razionali, illuministi e vaccinati senza lanciare anatemi.

Il dubbio è che di nuovo si stia perdendo il buon senso. La scelta è tra il bianco e il nero, spento o acceso, di qui o di là. Non ci sono punti intermedi. È la logica binaria di un tempo storico senza sfumature. Il discorso sui vaccini sta diventando uno scontro di identità. È la cosa più infantile da fare. Si finisce per giocare a rubabandiera, con la speranza da una parte e dall’altra di strappare consensi. La confusione sul «passaporto» passa anche da qui. Si litiga su brandelli di bandiera: una dose, anzi due, treni e aerei, no anche bar e ristoranti. Quello di cui invece si parla poco è la metamorfosi del virus e come sta rispondendo il vaccino. È, o dovrebbe essere, il punto di partenza di ogni scelta.

È una domanda che si sta facendo anche Draghi. Non vorrebbe una risposta ideologica. Raccontano che in questi giorni sia infastidito dai mal di pancia grillini sulla riforma della giustizia e non abbia neppure gradito le intemperanze di Salvini sul «passaporto». È irritato dal vecchio governo giallo-verde e da quel che ne resta.


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