L’assoluzione della Raggi rovina i piani di M5s e Pd

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È un’assoluzione che scombina i piani dei giallorossi. Virginia Raggi c’è ancora e a questo punto la convergenza tra dem e M5s diventa quasi un’impresa impossibile. Nel primo pomeriggio arriva la notizia. La sindaca è stata assolta dall’accusa di falso in atto pubblico dalla corte d’Appello di Roma nel processo legato alla nomina di Renato Marra a capo della direzione turismo del Comune di Roma. Renato è il fratello di Raffaele, quest’ultimo all’epoca dei fatti era il capo del personale del Campidoglio. Una decisione arrivata dopo quasi due ore di camera di consiglio, accolta da un abbraccio tra la sindaca grillina di Roma e il marito Andrea Severini. Secondo le motivazioni della sentenza la sindaca «è stata vittima di un raggiro ordito dai fratelli Marra in suo danno». Proprio perché, secondo i giudici, la candidatura di Renato «era stata pianificata dai due fratelli Marra molti mesi prima, già dalla prima metà di luglio del 2016, quale alternativa al diniego del sindaco Raggi per la nomina di Marra Renato come il capo o vice capo della polizia di Roma Capitale». Politicamente, l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato», rappresenta la pietra tombale sui sogni giallorossi di imbastire un asse tra M5s e Pd anche in vista delle prossime elezioni comunali previste per la primavera del 2021. Raggi commenta, non risparmiando le bordate al suo stesso partito, pronto, in caso di condanna, ad aprire un tavolo con i dem per trovare un candidato comune che rispecchi l’alleanza demogrillina che governa il Paese a Palazzo Chigi. «Ora è troppo facile voler provare a salire sul carro del vincitore con parole di circostanza dopo anni di silenzio – commenta Raggi a caldo dopo il verdetto – chi ha la coscienza a posto non si offenda per queste parole ma tanti altri, almeno oggi, abbiano la decenza di tacere». Raggi non risparmia critiche al suo partito: «Credo che debbano riflettere in tanti, anche e soprattutto, all’interno del M5s». Il riferimento è rivolto ai tanti pentastellati che stavano tramando con i dem per mettere in piedi un tavolo con un candidato diverso.

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il primo che sperava in una condanna per replicare lo schema giallorosso, fa buon viso a cattivo gioco. «Sono contento che Virginia Raggi sia riuscita a dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati – dichiara Zingaretti – dalla sindaca mi dividono molte cose: visioni politiche e temi amministrativi. Ma è addirittura ovvio dire che il confronto o la battaglia politica nulla deve avere a che fare con le vicende giudiziarie». Eppure è chiaro che la sentenza manda all’aria i piani del centrosinistra romano. Andrea Casu, segretario del Pd romano non di certo di rito zingarettiano, ne approfitta per rilanciare il progetto di una sinistra depurata dal grillismo e dal raggismo. «Come democratici salutiamo da garantisti l’assoluzione nel processo che riguarda Virginia Raggi», spiega Casu. Che aggiunge: «Per noi non cambia nulla: il malgoverno della sindaca è sotto gli occhi del mondo e a pagarne il prezzo ogni giorno sono tutti i romani».

Anche il M5s fa buon viso a cattivo gioco. Giunge la solidarietà di Luigi Di Maio e del reggente Vito Crimi. E però chi festeggia è Carlo Calenda, che a questo punto spera di essere il candidato unitario del centrosinistra. Con lui Alessandro Di Battista, che rimarca la vicinanza alla Raggi: «Non vedo l’ora di sostenerti, ancora una volta, come candidata al Campidoglio!» Con buona pace di Di Maio, Conte e Zingaretti.



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