L’arte di sbolognare il cerino

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Dopo aver perso settimane, anzi mesi preziosi a specchiarsi nel suo narcisistico nulla, il governo scopre adesso di avere l’acqua alla gola. E di aver perso il tempo prezioso concessogli dagli italiani con il sanguinoso sacrificio economico ed esistenziale del primo lockdown, a discutere nei salotti della televisione di banchi con le rotelle e ipotetiche piogge di soldi in arrivo da una non più matrigna Europa. Denari che ovviamente non si sono visti, perché invece i banchi per le scuole sono stati acquistati e ora fanno bella mostra di sé nelle aule lasciate deserte dagli studenti che come era prevedibile sono stati rimandati a casa. Bastava un minimo di competenza, merce così rara in un governo di dilettanti e improvvisati che alla resa dei conti stanno mostrando quanto sono brocchi. E, del resto, bastava dare un’occhiata ai loro curriculum per rendersi conto di quanto fosse basso il punto della parabola a cui siamo arrivati. Ma il problema è che adesso premier e ministri il conto non lo vogliono pagare dopo aver banchettato nei palazzi romani con l’arroganza e la supponenza che sono tipiche dei parvenu, sono lì a reclutare a destra e a manca qualcuno con cui dividere il salatissimo prezzo del loro banchetto. Non altrimenti si spiega l’improvviso desiderio di coinvolgere il centrodestra al momento di chiedere nuovamente agli italiani lacrime e sangue. Sembra impossibile che a chiamare siano gli stessi che di fronte alle tante proposte dell’opposizione in Parlamento, giuste o sbagliate che fossero, non facessero nemmeno la fatica di leggerle. Così come nessun coinvolgimento al momento di vergare gli ormai famigerati decreti del premier, salvo poi cavarsela con una telefonatina a Berlusconi, Salvini e Meloni pochi minuti prima della diretta tivù. Chiaro che ora, di fronte a una situazione che si è incancrenita, dal centrodestra fanno una certa fatica a rispondere al telefono. Promettendo leale collaborazione in un momento così difficile per il Paese, ma in aula e secondo un’istituzionale dialettica parlamentare. Così come picche hanno risposto sindaci e presidenti di Regione a cui il premier Conte voleva ieri scaricare le impopolari scelte per le nuove chiusure. Troppo facile incassare i consensi in un’estate da lucignoli quando il virus sembrava (agli sciocchi) già debellato e pretendere di dividere adesso l’ira dei cittadini di fronte ai nuovi sacrifici chiesti per rimediare all’insipienza dei politici al timone. Perché governare è arte e preziosa e difficile che richiede istinto e competenza. La capacità di prendere grandi decisioni con l’animo grande di chi sa assumersi tutte le responsabilità. E non pretende di scaricarle nell’ora della difficoltà. Soprattutto se una difficoltà imputabile ai suoi errori.



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