La violenza di piazza ferisce dieci poliziotti

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Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, lo aveva spiegato l’altro giorno riferendo al Senato: «Non c’è una regia unica» dietro alle tante manifestazioni violente che si sono svolte negli ultimi giorni. A caricare la polizia sono antagonisti, esponenti di estrema destra, centri sociali, extracomunitari, persino giovani studenti. Gente che trova nell’aggressione una valvola di sfogo con la scusa di stare accanto ai ristoratori, ai commercianti e alle tante categorie penalizzate dalle chiusure imposte dal governo. La scena è sempre la stessa, si parte pacificamente per arrivare agli scontri. Ieri l’ultimo a Capo de’ Fiori, a Roma, dove le «mascherine tricolori» avevano organizzato un sit in di protesta contro le chiusure dei locali. Tra i manifestanti anche diversi esponenti di CasaPound. Tutto è andato bene finché non è partito il corteo non autorizzato e non sono arrivati i blindati a sbarrare la strada.

A quel punto è stata lanciata una bomba carta e a seguire sono volate bottiglie di birra e altri oggetti, cosicché sono partite le cariche. Poco dopo le frange più violente sono state disperse e sono rimaste solo alcune decine di persone a manifestare nella vicina piazza Trilussa, sul Lungotevere. Gli scontri più violenti, però, sono stati registrati l’altro ieri e ieri a Firenze, dove in piazza, nel corso di eventi non autorizzati, persone di diversa estrazione politica, dall’estrema destra ai centri sociali, hanno lanciato oggetti e molotov contro la polizia che ha risposto ancora una volta con le cariche e il lancio di lacrimogeni.

Quattro gli arrestati e 24 i denunciati. Il bilancio è di nuovo di dieci agenti feriti. Perché sono i celerini, per lo più padri di famiglia, il cui lavoro è quello di mantenere l’ordine pubblico, a farne le spese maggiori, a rischiare ogni giorno la vita per arginare una violenza che ogni volta rende vani i tentativi di protesta pacifica della gente perbene.

Diversi anche i danni riscontrati, dalle fioriere rovesciate a qualche auto danneggiata. Nel tardo pomeriggio di ieri sinistra e centri sociali, sempre in centro a Firenze, hanno provocato un nuovo confronto con le forze dell’ordine davanti alla prefettura. «Usiamo la violenza – ha raccontato uno dei manifestanti di ieri a Roma – perché solo così il governo ci ascolterà. Nonostante le proteste continuano a fare come vogliono. Allora noi arriveremo alla rivoluzione». E ha proseguito: «La polizia sta con loro». La maggior parte delle frange più estremiste è monitorata da chi indaga, ma è difficile risalire prima ai loro movimenti, anche perché molti sit-in hanno un passaparola attraverso i social e i canali Telegram e Signal, dove le conversazioni più riservate sono difficili da individuare. Preoccupazione, ieri, anche per la manifestazione partita da piazza Indipendenza, sempre a Roma, ma il timore maggiore è per domani mattina, quando in piazza Montecitorio si riuniranno i ristoratori di tutta Italia che chiedono al governo di bloccare le chiusure alle 18 che stanno portando molte attività al fallimento. Il pericolo è che anche in questa occasione si infiltri qualche violento e che, di nuovo, si arrivi agli scontri che stanno mettendo a ferro e fuoco l’Italia. Una «chiamata alle armi» che svilisce il senso più stretto del termine «democrazia».



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