La “scoperta” di opposizione e Parlamento

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C’è una vittima del Covid che non è una persona. Non ha corpo, cuore e polmoni, eppure si sta spegnendo lo stesso. È immateriale. È un’idea, un luogo, un’istituzione e incarna la democrazia. È il Parlamento italiano. In questi mesi in tanti si sono ritrovati al centro della scena pubblica: il capo del governo e i suoi ministri, i consulenti scientifici, la sfilata dei virologi, i presidenti delle regioni e i segretari di partito, le incursioni della magistratura e lo scontro europeo tra grilli e cicale, i cittadini zelanti e quelli incacchiati, i disperati e i negazionisti, professori e commercianti. In questa lista manca il Parlamento. Sta lì, periferico, vuoto e sordo, come un’appendice che giorno dopo giorno si ritrova inutile, marginale. Ogni tanto ci si ricorda di una votazione, che però ha a che fare con cose vecchie, superate, come se il centro della democrazia servisse a ratificare scelte già fatte. C’è quasi l’idea, preoccupante, che in una situazione di emergenza non ci sia più spazio per la Camera e il Senato. Non è lì che si discute. Tutto quello che c’è da discutere si svolge altrove. È in televisione, sui social, nelle piazze o nei vertici tra governo e comitati tecnici e scientifici. Al massimo si può improvvisare una ridondante passerella battezzata, forse in onore della rivoluzione francese, Stati generali. Manca solo la sala della Pallacorda. Il Parlamento è spento. Lì non avviene nulla.

All’inizio potevi pensare che fosse solo un’impressione, un’illusione ottica o qualcosa di passeggero. Solo che adesso questa assenza si nota. Il Parlamento non c’è davvero più. A certificarlo arrivano perfino le parole del presidente del consiglio. Non è una caduta di stile. Giuseppe Conte, con noncuranza, sta raccontando la realtà. Non c’è un luogo politico dove confrontarsi. Il bello è che per risolvere il problema lo chiede proprio ai presidenti di Senato e Camera, la seconda e la terza carica dello Stato. «Ho chiesto – ha detto Conte al Foglio – se c’è la possibilità di trovare uno strumento o un luogo dove confrontarsi in tempi rapidi con maggioranza e opposizione».

Quale potrebbe essere? Vediamo. Potrebbe essere quell’organo collegiale e rappresentativo della volontà politica dei cittadini. Forse Conte non se lo ricorda, ma tutte quelle persone che ogni tanto vanno a votare non lo fanno per scegliere il virologo più saggio o l’avvocato del popolo. Mettono la scheda nell’urna per eleggere chi dovrà rappresentarli. Si chiamano parlamentari e una volta stavano in Parlamento. È lì che in democrazia ci si confronta.

Ora Conte dirà che è stato frainteso. La sua richiesta era un’altra: un tavolo dove maggioranza e opposizione si possono incontrare e discutere. Adesso Conte ha bisogno di un altro strumento per coinvolgere, almeno formalmente, Berlusconi, Salvini e la Meloni nelle scelte di governo. È il tentativo disperato di diluire le responsabilità. È una parodia di unità nazionale. Non si accorge che è proprio questo il problema. Non si fa altro che spostare la politica fuori dal suo tempio. Il risultato è che ora quel tempio è sconsacrato.



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