La paura dei dem: “quarta gamba” subito o il governo cade alla prima occasione

La linea, al Pd, al premier e alla maggioranza, la ha data ieri il Mr Wolf giallorosso, ossia il ministro dem Dario Franceschini. L’uomo che, in Pulp Fiction risolve problemi ben più sanguinolenti di quelli con cui si trova alle prese Giuseppi, almeno per ora.

Un conto, ha spiegato Franceschini al vertice di maggioranza e poi alla riunione dello stato maggiore dem, è salvare la pelle in un voto di fiducia come quello di martedì, raccattando al volo il sì di qualche scappato di casa in cerca di sistemazione. Tutt’altro problema è aver un governo in grado di stare in piedi tutti i giorni nelle aule parlamentari, in tempi così complessi, con il Quirinale che guarda assai dubbioso al risultato: «Un governo così non può andare avanti a lungo», hanno ammonito al Colle. Nelle commissioni del Senato è già caos, con la maggioranza senza numeri praticamente ovunque.

E siccome la prova del nove arriva subito, con il voto della settimana prossima (probabilmente mercoledì) sulla relazione del Guardasigilli sull’amministrazione della giustizia, con Renzi e i suoi che hanno annunciato voto contrario, «è bene che risolviamo subito il problema: serve un nuovo gruppo parlamentare a sostegno della maggioranza, e serve entro la settimana prossima», ha spiegato Mr Wolf, alias Franceschini. Subito dopo, aggiunge, si potrà dare il via al rimpastone destinato a trovare una adeguata ricompensa a chi si sacrificherà per tenere in piedi Conte, e se il nuovo gruppo sarà solido e affidabile si potrà persino dare il via ad un Conte Ter, con dimissioni, reincarico e nuova rutilante giostra di poltrone. Con il premier che entrerà probabilmente nel Guinness dei primati, per aver presieduto tre gabinetti con tre maggioranze opposte in tre anni.

La caccia è già in pieno svolgimento, «i numeri non sono lontani», assicurano al Senato, il contenitore individuato è quello del Maie (che in teoria raccoglierebbe gli eletti all’estero), con un simbolo che – assicurano a Palazzo Madama – «è stato presentato alle elezioni, pare in Patagonia». Da regolamento i senatori devono essere minimo 10, il simbolo deve essere stato sulle schede elettorali. Se la Patagonia sia sufficiente, si scoprirà presto.

Il serbatoio cui si guarda, ovviamente, è sempre quello: Forza Italia, innanzitutto, è in cima ai sogni di Palazzo Chigi e del Pd. Sono loro gli «europeisti democratici» lodati e osannati dai dem e coloro con cui Goffredo Bettini, nella sua quotidiana intervista a qualche giornale, desidera ardentemente costituire la «terza gamba» di Conte. «C’è pochissimo tempo, dobbiamo capire subito se riusciamo a fare il rilancio», dice la mente strategica dei giallorossi. Che si occupa pure di rassicurare il suo partito: «Non credo che il premier voglia costituire una sua lista, e comunque non porterebbe via voti al Pd: chi glielo farebbe fare?», giura (ignorando ogni sondaggio) per spingere i suoi alla pugna a fianco di Giuseppi. La legge elettorale proporzionale, perorata da Conte, viene vista come il grimaldello in grado di sedurre Fi. Il secondo obiettivo è il partito renziano: togliere senatori ad Italia viva, per spingerli nel Maie della Patagonia a sostegno della maggioranza, è il compito cui lavorano assiduamente gli emissari del governo. Che i posti in palio siano sufficienti, però, è da vedere: già per compensare il voto favorevole del socialista Nencini si pensa di «spacchettare» il ministero dei Lavori pubblici, togliendo un po’ di deleghe (o sostituendola in toto) alla ministra Pd De Micheli per darli al neo-costruttore. «Quello di ieri è stato solo il primo passo per evitare il salto nel buio, ora bisogna dare in fretta una identità alla nuova maggioranza», dice il segretario Pd Zingaretti. Nella maggioranza si respira un’aria ispirata: «Vedrete, verrano a noi», assicurano dal Pd e da M5s, parlando dei nuovi supporter del Conte ter.



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