La grande figuraccia dei teorici del flop: “L’opera inutile” adesso salverà vite

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«Un flop», «uno spreco di soldi», «una cattedrale nel deserto», «un’opera inutile». Per mesi l’ospedale in Fiera è stato descritto come un’operazione fallimentare, forse anche truffaldina. Il motivo? Non c’erano abbastanza malati. «Si chiama prevenzione» aveva provato a spiegare Guido Bertolaso, ricevendo in cambio insulti. Ora però che la struttura inizia ad ospitare i ricoverati in terapia intensiva il coro dei critici si è ammutolito. Eppure c’è stata la gara a denigrare l’ospedale Covid tirato su da Regione Lombardia e Fiera di Milano in tempi record e con fondi privati.

«Si continuano a buttare via soldi in un ospedale controverso, attualmente chiuso e pochissimo utilizzato anche sotto emergenza» ammoniva il M5s in Regione Lombardia. Supportato dal leader pro tempore del movimento, Vito Crimi, secondo il quale era un’assurdità aver costruito l’ospedale in Fiera «per ospitare poco più di una ventina di pazienti». Senza pudore il capogruppo M5s in Lombardia, Massimo De Rosa, nei mesi scorsi si scagliava contro lo «spreco di 21 milioni», ora chiede: «Se, disgraziatamente, le cose dovessero continuare a peggiorare, la struttura in Fiera sarebbe pronta per accogliere i pazienti bisognosi di un posto letto in terapia intensiva?».

Anche il Pd ha contestato l’ospedale in Fiera, invocando anche «un’operazione trasparenza» perchè quelle donazioni «non sono soldi di Fontana». Secondo il capogruppo Pd in Regione, quel progetto era addirittura «la rappresentazione plastica del fallimento progettuale della giunta lombarda perchè si è arrivati tardi rispetto all’emergenza». Quella di primavera però, non quella attuale. E così pure il portavoce di Sinistra Italiana, il deputato Nicola Fratoianni definiva «incredibile la vicenda dell’ospedale in Fiera costruito e poi smantellato senza praticamente essere stato utilizzato».

Del resto la stampa nemica della Regione Lombardia si è impegnata per dimostrare quanto fosse inutile il nuovo reparto. In prima linea Repubblica. «Salvini e i suoi difendono l’ospedale ma per ora è solo un costoso spot per la Regione» titolava ad aprile. «È un progetto inutile e tardivo» faceva dire in un’intervista al primario del San Raffaele, Alberto Zangrillo (che poi chiarirà: «Non ho detto che è inutile, potrà rivelarsi utilissimo in futuro, per la gestione di una eventuale urgenza legata a nuovi eventi epidemici»). E poi, altro articolo: «Il bluff dell’ospedale alla Fiera, 25 milioni e mai oltre tredici ricoveri», questo a maggio.

Anche il Fatto, all’interno della campagna per scaricare sulla Regione Lombardia le colpe del governo Conte, ha inzuppato la penna nel presunto spreco dell’ospedale in Fiera, ribattezzato il «Bertolaso Hospital». Oltre a Fontana e Gallera, infatti, è l’ex capo della Protezione civile il bersaglio preferito. Lunghissimo l’elenco di articoli dedicati al «flop». Breve selezione: «L’ospedale in Fiera? Roba che fa ridere i polli…», «Ospedale in fiera, l’immagine di una disfatta», «Fiera, ora l’inutile ospedale rischia perfino di chiudere», «Ospedale Fiera, ombre su costi e donazioni: ora indaga la procura», «Gli ultimi tre pazienti, poi addio fiera hospital», «Il Bertolaso hospital è un deserto di spreco» e via così. «L’ospedale Covid è diventato lo zimbello della comunità scientifica mondiale» scriveva Travaglio in uno dei molti editoriali contro Bertolaso (soprannominato «Bertolesso», o «Bertoleso» a seconda dei giorni). Si è mosso anche il sindacato Cobas Lombardia, presentando un esposto in Procura su un non melgio precisato «spreco di risorse» nella costrizione del reparto in Fiera. Unico mea culpa a sinistra, finora, quello della giornalista ex Unità Claudia Fusani: «Voglio chiedere scusa a Bertolaso perché lo avevamo massacrato per l’ospedale Fiera di Milano, tutti noi dovremmo farlo, anche nei confronti di Attilio Fontana».



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