La dannosa miopia sul mattone

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La Commissione europea ritorna su un suo vecchio cavallo di battaglia: in Italia si devono aumentare le tasse sugli immobili. Oggi appare divisa su tutto. Si dice che il premier ungherese Orban non voglia il bando del petrolio russo, ma sono in molti a non volerlo. Sul gas, la Germania non ha alcuna intenzione di seguire l’embargo che pure qualcuno richiede. E sull’Ucraina in Europa? Francia e Germania dicono di no, pur sapendo che la Nato, e non l’Europa, costituirebbero un problema per l’aggressivo vicino russo. Financo sulla cosiddetta «tassonomia» della transizione ecologica (ci scusiamo per i termini), il nucleare e il carbone entrano ed escono alla velocità della luce per le divisioni interne al Vecchio continente.

Ma sulla casa la Commissione europea è granitica. Dobbiamo rivedere il catasto. E non già per renderlo più equo (una casa di cento metri in periferia non può pagare come un quartierino in zona pregiata) o per scovare immobili fantasma (sembra una barzelletta), ma per recuperare più tasse.

L’Imu sulla prima casa, prima di essere abolita, riguardava quasi 14 milioni di italiani. Il nostro Paese è quello che ha tra i più alti tassi del mondo di proprietà edilizia per un semplice motivo: siamo stati un Paese ad alta inflazione e l’unica forma di risparmio che le famiglie hanno prudentemente adottato è stato il mattone. Oggi le cose sono diverse, ma lo stock di ricchezza investita negli immobili ha avuto una sua ragione economica prima che storica. Questa imposta, introdotta in fase di emergenza per la prima volta dal governo Amato anche se sotto mentite spoglie, rendeva circa 4 miliardi di euro l’anno. Le imposte immobiliari, che vanno dalle transazioni al registro, alle varie patrimoniali, già fruttano allo Stato più di 50 miliardi l’anno. Insomma l’Imu era ingiusta, ma soprattutto poco utile ai fini, insidiosi, di alimentare la spesa statale.

Questo il punto: i commissari hanno un atteggiamento miope. Il problema non sono le entrate pubbliche, ma le spese. Facciamo un esempio pratico. Nel momento in cui la Commissione si lamenta della tassazione sulla casa (non abbiamo più l’Imu che rendeva appunto 4 miliardi) non dice nulla sul fatto che l’inutile bonus di luglio da 200 euro (riguarda 31 milioni di italiani) costerà 6,5 miliardi. Il governo Conte è riuscito a spendere in bonus 100 miliardi di euro: l’equivalente di 25 anni di introiti sulla prima casa.

Il problema non sono le imposte, già troppo elevate, ma la follia di tutti i governi nell’aumentare la spesa pubblica. Ritenendo che poi qualcuno quel conto lo paghi. Sui redditi e sulle imprese più di così non si può fare. Cosa c’è di meglio di percuotere ciò che non può scappare? La casa, appunto.


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