La crisi fa lievitare il decreto Ristori: scostamento di bilancio per 32 miliardi

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La crisi fa lievitare il conto del decreto ristori. Fino agli ultimi giorni del 2020, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva fissato l’asticella dello scostamento di bilancio programmato per l’inizio dell’anno successivo a 20 miliardi. Il conto è poi passato a 24 miliardi, per finanziare altre misure oltre ai ristori delle attività economiche danneggiate dalle chiusure.

Ieri il consiglio dei ministri ha chiesto l’autorizzazione a fare extra deficit per 32 miliardi.

Pesa sicuramente il fatto che il prossimo decreto ristori si dovrà fare carico di altre emergenze e preparare il campo alla ulteriore stretta anti covid, in arrivo oggi via Dpcm. Ma il primo decreto anti crisi dell’anno diventa anche uno scudo per il governo e una delle ultime carte a disposizione del premier Giuseppe Conte (e del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri) per restare a galla.

Dal punto di vista dei conti pubblici, un impegno considerevole. Nel 2020 lo scostamento di bilancio complessivo è stato di 108 miliardi di euro. Il prossimo decreto ristori porta il conto a 140 miliardi. Inevitabili gli effetti sul deficit del 2021. Impossibile per il governo rispettare il graduale rientro, che prevederebbe un rapporto deficit/Pil nel 2021 già del 7%. In un’altra era, e con un altro governo, questa sarebbe stata la principale preoccupazione del ministero dell’Economia. Visto lo stato del governo, l’ipoteca sui conti futuri passa in secondo piano.

Il contesto politico impone scelte popolari e consistenti. Per questo il decreto prevederà meccanismi di risarcimento delle attività economiche non più basate sulle categorie produttive, i cosiddetti codici Ateco, ma sulle perdite di fatturato.

Ieri il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia ha incontrato i rappresentanti delle regioni. Sono allo studio ristori specifici per il turismo invernale visto che la stagione sciistica è come minimo compromessa.

C’è poi il capitolo fiscale. Nei giorni scorsi si erano intensificate le pressioni sul governo affinché il governo proroghi lo stop alle cartelle, terminato con la fine del 2020. Problema che sarà affrontato, ha assicurato il viceministro all’Economia Antonio Misiani.

Il consiglio dei ministri ha deciso lo stop alle cartelle fino alla fine di gennaio, non al 31 marzo come era stato ipotizzato fino a poche ore prima del Cdm.

Allo studio la prescrizione per le cartelle di entità minore. Poi una rottamazione o il saldo e stralcio. Possibili interventi per il trasporto pubblico locale. Poi il rifinanziamento della Cassa integrazione.

Emergenze da affrontare in un contesto sociale ed economico che si sta velocemente deteriorando, come ha certificato ieri Bankitalia. I redditi degli italiani hanno registrato la peggiore flessione degli ultimi venti anni. Crollano anche i consumi mentre balza il risparmio degli italiani che viene addirittura triplicato spiega la nota «I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del covid-19».

Nel dettaglio, nel primo semestre del 2020 i redditi primari pro capite a valori correnti delle famiglie si sono ridotti dell’8,8 per cento rispetto al primo semestre del 2019. Nella fase più acuta dell’ultima crisi finanziaria erano calati del 5,2 per cento.



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