La babele delle Regioni: quelle 20 Italie diverse

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

In attesa del nuovo Dpcm che dia una linea comune, le Regioni si muovono legiferando ognuna a modo proprio su scuola, coprifuoco, misure anti-assembramento, trasporti pubblici. I ristoranti e bar chiudono alle 18, ma nelle regioni e province autonome si pensa ad estendere l’orario. La Regione Sardegna ha pronta un’ordinanza per portare alle 23.30 la chiusura per i ristoranti e alle 21 per i bar (in Sardegna c’è anche l’opzione di ridurre collegamenti aerei con l’isola), così pure all’assemblea della Sicilia c’è un ddl sull’estensione degli orari di apertura dei locali che il presidente Musumeci, in caso di miglioramento della situazione sull’isola, si riserva di adottare. Fino all’altro ieri il Trentino aveva stabilito un orario diverso, le 20 per i bar e le 22 per i ristoranti. Stessa cosa aveva fatto anche l’Alto Adige ma poi entrambe le province autonome, davanti all’impennata di casi, si sono allineate sulla chiusura alle 18. Anche sul coprifuoco ci sono differenze, in Lombardia scatta alle 23, a Bolzano – da domani – alle 20.

Decisioni differenti anche sulle scuole. La Campania è stata la prima a chiudere, anche contro il parere del governo, e da ieri, fino al 14 novembre, «è confermata la sospensione delle attività didattiche in presenza per le scuole primaria e secondaria», recita l’ordinanza numero 86 della regione Campania, firmata dal presidente Vincenzo De Luca. Anche la Puglia, dove regna un altro ras del Pd, Michele Emiliano, con un annuncio in televisione sono state chiuse tutte le scuole: elementari, medie, superiori.

Altre regioni sono state meno rigide, stabilendo la didattica a distanza solo per le scuole superiori, alcuni al 75% (come Toscana, Liguria, Emilia Romagna, Calabria) altri al 100% (Piemonte, Lombardia, Abtizzo). Caso diverso il Trentino guidato da Maurizio Fugatti (Lega), che facendo valere i poteri dello statuto speciale (la provincia sull’istruzione ha competenza primaria) non ha chiuso nessuna scuola neppure superiore: «Le condizioni epidemiologiche in Trentino lo permettono», ha detto il presidente leghista.

In Campania è consentito praticare jogging «sui lungomari, nei parchi pubblici, nei centri storici, e comunque in luoghi non isolati» solo dalle 6 alle 8,30 del mattino, limitazione non prevista invece nelle altre regioni. Anche sulle regole per i centri commerciali, un altro dei nodi che verranno regolamentati dal governo, le regioni si muovono in ordine sparso. In Piemonte sono chiusi nel week end, in Veneto Luca Zaia aveva annunciato di voler fare lo stesso ma poi si è fermato, in attesa del dpcm. In Emilia Romagna sono chiusi ma solo in provincia di Piacenza, dall’1 al 24 novembre, prevede l’ordinanza di Stefano Bonaccini.

In Toscana, invece, dove governa il piddino Eugenio Giani, sono aperti ma non troppo: «Venerdì è entrata in vigore una mia ordinanza con la quale ho previsto gli ingressi contingentati nei centri commerciali» ma per attuarla, «mi sono dovuto affidare a qualche sindaco che ha mandato la polizia municipale e alle compagnie di security private delle strutture» ha spiegato il governatore dem da poco eletto.

C’è un margine discrezionale anche sulla capienza dei mezzi pubblici, e quindi anche si questo i governatori decidono in vario modo. Nelle zone dove l’indice di contagio è più elevato come il Piemonte si punta a ridurre il numero di passeggeri a bordo andando oltre le prescrizioni del governo: «Ricevo ogni giorno decine di fotografie di assembramenti alle fermate e di mezzi pubblici con passeggeri stipati. Le persone se la prendono con le Regioni e con i sindaci, ma noi da giugno chiediamo al governo di potenziare gli autobus e i tram» dice a Repubblica il governatore del Piemonte Alberto Cirio per cui «autobus e treni regionali viaggeranno al massimo al 50% della capienza» riducendo quella consentita dal Dpcm che autorizza il riempimento fino all’80%.

Venti Italie diverse anche nella gestione sanitaria dell’epidemia. In Veneto, ad esempio, Zaia ha appena emesso un’ordinanza secondo cui i medici di base avranno in dotazione tampone, di dispositivi di protezione, in modo che possano fare tamponi ai assistiti». Non un invito, ma un obbligo per i medici di base veneti. «Un medico non può rifiutarsi e verrà sanzionato se lo farà perché lo prevede la legge».



Fonte originale: Leggi ora la fonte